Le prove a favore dei benefici per la salute derivanti dal consumare più portate a base di pesce non sono concludenti, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione degli eventi coronarici primari, e devono anche essere valutate a fronte delle proiezioni secondo le quali le riserve mondiali di pesce si esauriranno entro 40 anni se le attuali intensità di consumo persisteranno. Finché non diverranno disponibili fonti alternative di acidi grassi omega-3 da piante, alghe o funghi, sarebbe responsabile evitare di suggerire di aumentare il consumo di questi nutrienti tramite il pesce nelle zone più sviluppate. Le associazioni cardiologiche, tuttavia, continuano a suggerire il consumo di due portate a base di pesce alla settimana per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. Si tratta però di una pratica i cui benefici non sono dimostrati in soggetti che seguono una dieta sana, fanno esercizio e mantengono un peso salutare. Le meta-analisi e gli studi individuali sono divisi sulla valenza dell’olio di pesce nella prevenzione delle coronaropatie: lo studio Prevenzione ha riportato un beneficio del 15 percento sull’esito combinato costituito da mortalità complessiva, infarto non fatale ed ictus non fatale, ma lo studio DART-2 ha dimostrato che gli uomini con angina a cui è stato consigliato di assumere olio di pesce sono andati incontro ad un aumento del rischio di mortalità per cause cardiache. Allo stesso modo, una meta-analisi di tre importanti studi sui defibrillatori impiantabili ha registrato benefici per alcuni soggetti e nocumento per altri dall’assunzione di questo alimento. (CMAJ 2009; 180: 633-7) (fonte: DoctorNews).

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