Io mi proteggo dalle zanzare cospargendomi di … citronella. NON LE AMMAZZO!!!!!!!!!!!!!!
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Io mi proteggo dalle zanzare cospargendomi di … citronella. NON LE AMMAZZO!!!!!!!!!!!!!!
“Il caffè non aumenta il rischio di alcun tipo di tumore e, in dose moderata, può definirsi benefico per la salute umana” lo dice la comunità scientifica nazionale e internazionale. Oggi siamo certi che oltre alla mancanza di relazione fra la bevanda e l’insorgenza di alcune patologie in area cardiovascolare, epatica e gastrointestinale, il caffè protegge non solo dallo sviluppo di alcune patologie come Cirrosi, Alzheimer e Parkinson, Diabete di tipo 2, ma anche dall’insorgenza di alcuni tumori. Studiata da circa 40 anni, a iniziare con la Monografia IARC (International Agency for Research on Cancer – 1990), la relazione fra consumo di caffè e rischio di tumore (mortalità totale o mortalità totale per tutti i tumori insieme) non ha trovato conferme così come non le ha trovate nello studio di tumori in varie sedi anatomiche.
Anzi, alcuni studi hanno addirittura mostrato, tra i bevitori di caffè, una diminuzione di rischio per diversi specifici tumori. In ultimo, il consumo di caffè sembra associato in modo inverso con il rischio di cirrosi e tumore al fegato, di tumore dell’endometrio e di tumore del colon. Se si eccettua un leggero aumento di rischio di tumore alla vescica, probabilmente non causale, data la mancanza di una relazione con la quantità consumata riscontrata nella maggior parte degli studi, si può concludere che il consumo di caffè non aumenta il rischio di nessun tipo di tumore. La comunità scientifica ha dichiarato che nel soggetto sano un consumo moderato di caffè, fra le 3 e le 4 tazzine al giorno, non rappresenta un rischio di neoplasie e anzi può avere moderati effetti benefici e preventivi sul rischio di insorgenza di alcuni tumori e quindi può fare parte di un regime alimentare equilibrato.
Utili approfondimenti sul libretto Caffè e Tumori (a cura dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) reperibile attraverso il sito www.caffemedicina.it, che va ad arricchire la monografia Caffè e Salute. (fonte: medikey).
Roma, 22 lug. (Adnkronos Salute) – Da piccoli può essere difficile imparare ad andare in bici, ma come tutti sanno i segreti per sfrecciare sulle due ruote non si dimenticano più. Questo perché, in pratica, si ‘scolpiscono’ su una cellula nervosa localizzata nel cervelletto, che regola la conservazione dei ricordi motori, un po’ come un guardiano. E permette di ritrovare rapidamente le connessioni necessarie per, appunto, saper andare in bicicletta o sciare. Lo spiega su ‘Nature Neuroscience’ un team di ricercatori internazionali diretto da Peer Wulff dell’University of Aberdeen (GB), fra cui anche colleghi degli atenei di Londra, New York e Torino.Ebbene, grazie a questo stratagemma, spiega Wulff sul quotidiano ‘Daily Express’, la cellula ‘guardiana’ controlla i ricordi che permettono di eseguire i movimenti necessari ad andare sugli sci o le due ruote, ma anche di mangiare con le bacchette seguendo la tradizione orientale. Questa cellula ‘guardiana’ monitora i segnali elettrici che lasciano il cervelletto e si trasformano in ricordi da conservare in altre parti del cervello. Insomma, la cellula ‘guardiana’ aiuta la nostra mente a ricordare i movimenti appresi e il coordinamento necessario ad eseguire questi compiti.I ricercatori sperano ora che la scoperta possa aprire la strada alla creazione di apparecchiature utili a mimare la normale funzione dei neuroni, per aiutare chi soffre di patologie al cervello.(fonte:Univadis).
Roma, 16 mar. (Adnkronos Salute) – Il cancro fa meno paura a chi a tavola bandisce carne rossa per far spazio a verdure, pesce e legumi. I vegetariani, infatti, sembrerebbero correre meno rischi di ammalarsi di tumori rispetto a chi non disdegna la bistecca nel menu. E la conclusione a cui è giunto un maxi studio britannico che ha reclutato ben 52.700 volontari, uomini e donne, tra i 20 e gli 89 anni.La ricerca, pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition, riserva anche una sorpresa, mostrando un’incidenza più alta di tumore colorettale tra i vegetariani, nonostante questa neoplasia sia solitamente legata al consumo di carne rossa. Per il resto, però, chi predilige una ‘tavola verde’ corre meno pericoli di ammalarsi. Il campione di volontari è stato selezionato in Gran Bretagna negli anni ’90, in base a preferenze e abitudini alimentari. Dunque suddiviso in quattro gruppi, tra carnivori, vegetariani, consumatori di pesce e vegani, ovvero quelli che non mangiano neanche pesce e uova. L’analisi ha quindi rivelato una significativa minore incidenza di tutti i tipi di cancro tra i vegetariani e tra quanti alla carne preferiscono il pesce, eccezion fatta per il cancro al colon retto, in totale controtendenza.(fonte: Univadis).
Roma, 11 mar. (Adnkronos Salute) – Piccoli bulli crescono. Studi scientifici documentano che i bambini già da zero a due anni mostrano atteggiamenti aggressivi, specie i maschi. Ma anche dopo la fase della socializzazione, il 7% dei maschietti continuerà ad avere atteggiamenti iper-aggressivi fino ai 9 anni. Ebbene, secondo un nuovo studio canadese, questo piccolo sottogruppo di bimbi ‘monelli’ possiede caratteristiche diverse rispetto ai coetanei più tranquilli. Specie quando si guarda al periodo in cui i baby-bulli erano ancora nel pancione. “Sappiamo che quando le madri devono fare i conti con situazioni difficili come povertà, stress, malnutrizione, conflitti familiari, oppure fumano in gravidanza, questo influenza in modo diretto lunghezza e peso del feto”, spiega Sylvana Coté dell’Università di Montreal. Ma “queste condizioni – aggiunge la ricercatrice – sono correlate anche a salute cardiovascolare, diabete e obesità infantile”. E ancora: “Le pratiche educative dei genitori, come pure la trasmissione di un profilo genetico che predispone a comportamenti aggressivi, sono altri fattori che contribuiscono a uno sviluppo atipicamente violento”. Inoltre, uno studio del team canadese spiega che al centro dell’aggressività dei piccoli può esserci anche la metilazione del Dna, una modificazione epigenetica che ha lo scopo di proteggere il genoma dai microbi. E che può essere influenzata proprio da abitudini alimentari, stress, sigarette e inquinamento. Fin da quando il piccolo era ancora nella pancia della mamma. (fonte: Univadis).
In merito alle affermazioni dell’amministratore delegato della clinica Città di Udine diffuse da organi di informazione, il Sottosegretario con delega alla Salute Eugenia Roccella ha dichiarato: “Sono stupita e amareggiata. Il Ministro Sacconi non ha intimidito nessuno, ma ha richiamato il Servizio Sanitario Nazionale alla sua funzione principale, che è quella di tutelare la salute di tutti i cittadini.” Sulla stessa vicenda il Sottosegretario Francesca Martini ha ribadito: “Nessuna intimidazione da parte del Ministro Sacconi. Non è compito del Servizio Sanitario Nazionale quello di far morire le persone e una struttura che accettasse di farlo tradirebbe il suo mandato istituzionale. Con l’atto di indirizzo inviato alle Regioni abbiamo voluto chiarire il compito che siamo chiamati a rivestire e non mi stancherò mai di ringraziare il Ministro per questo lavoro.(fonte: Settimanale Salute).
Condivido in pieno e spero la maggior parte di voi.
robertozarcone
Il Ministro degli Interni Roberto Maroni, ha ribadito che il Consiglio Comunale di Napoli, non si può sciogliere perchè, il reato di “associazione per delinquere” non è accompagnato dall’aggravante di “stampo mafioso”.
Chiedo a tutti voi, se sia mai possibile che un Consiglio Comunale che sia accusato del reato di associazione per delinquere, che in questo caso oserei definire “semplice”, non debba essere sciolto, perchè accusato di poca cosa. Mi piacerebbe avviare una discussione anche se limitata al commento di qualche lettore.
robertozarcone
“Mi pare che ci siano state delle forzature, da parte dei giudici, nel ricostruire la volontà di Eluana Englaro, basandola su testimonianze estremamente discutibili”. Così il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, in diretta su Repubblica tv, sul caso di Eluana Englaro, la donna tenuta in vita da idratazione e alimentazione artificiali da quasi 17 anni. “Mi sembra eccessivo – commenta Roccella – dire che questa ragazza non avrebbe voluto vivere in una condizione di stato vegetativo per aver espresso il suo dissenso a una simile condizione quando aveva appena 16 anni”.(fonte: SettimanaleSalute).
Prendo spunto da questo articolo per esprimere la mia opinione sull’intera vicenda. Innanzitutto massimo rispetto per la famiglia che vive tale dramma e, naturalmente per tutte le famiglie che vivono altrettante situazioni e di cui … non sappiamo; trattasi di vicende private e come tali andrebbero consumate senza gettarle in pasto ai media; la Magistratura non c’entra nulla, soprattutto quando entrando nel merito, si asserisce che il sopendere qualunque forma di alimentazione, non può portare sofferenza al paziente che … “non soffre”; a questo punto mi viene spontanea la riflessione: se c’è sofferenza, è inimmaginabile intervenire in senso privativo; se invece come sembrerebbe più volte asserito dai medici, non vi è sofferenza, allora perchè sospendere gli aiuti, eliminando del tutto la possibilità recondita ma pur sempre viva, per noi credenti, di credere e sperare appunto nel “miracolo”?.
robertozarcone
Roma, 16 ott. (Adnkronos Salute) – Non solo i noti nemici giurati della salute della donna, come il cancro alla mammella o quello al collo dell’utero. Il gentil sesso si ammala di più, tant’è che l’8,3% delle italiane denuncia un cattivo stato di salute contro il 5,3% degli uomini. A metterle a letto, o semplicemente fuori forma, una serie di malattie che le colpiscono di gran lunga più degli uomini. Sul banco degli imputati, ad esempio, osteoporosi e problemi alla tiroide che minano la salute delle donne con una prevalenza del 736% e del 500% superiore rispetto a quella degli uomini. Ma anche depressione e ansia (+138%), cefalea ed emicrania (+123%), Alzheimer (+100%) e cataratta (+80%). A puntare il dito contro i talloni d’Achille della salute in rosa è ‘donneinrete.net’, l’associazione presieduta da Rosaria Iardino e presentata oggi a Roma alla presenza di vip, politici e istituzioni.Donne più a rischio, sottolinea l’associazione, anche di artrosi e artrite (+49%), calcolosi (+31%), ipertensione arteriosa (30%), diabete (+9%) e persino allergie (+8%). E non è tutto. Il gentil sesso consuma anche più farmaci, ed è maggiormente soggetto a reazioni avverse. “Eppure – fa notare Iardino – le donne sono da sempre sottorappresentate nei trial clinici, con il risultato che la consumatrice di farmaci è assimilata al maschio sia per quanto riguarda l’efficacia che le controindicazioni del medicinale. Per questo – sottolinea la presidente di ‘donneinrete.net’ – bisogna sviluppare la ricerca di genere, che consentirebbe di segnalare le differenze di assimilazione e di risposta dell’organismo femminile rispetto a quello maschile. Queste differenze – conclude – vanno studiate per i potenziali rischi, ma anche per i benefici diversi che si possono rilevare tra i generi” (fonte: uniivadis)
Roma, 23 set. (Adnkronos Salute) – I golosi faranno salti di gioia. Sembra infatti che mangiare 6,7 grammi di cioccolato nero al giorno – l’equivalente di circa mezza tavoletta a settimana – sia ideale per garantirsi un effetto scudo le malattie cardiovascolari, dall’ictus all’infarto. Lo ha dimostrato uno studio dei Laboratori di Ricerca dell’Università Cattolica di Campobasso, in collaborazione con l’Istituto dei Tumori di Milano. La scoperta, pubblicata oggi sul ‘Journal of Nutrition’, è il frutto di uno dei più grandi studi epidemiologici mai condotti in Europa, il Progetto Moli-sani, che ha coinvolto finora oltre 20.000 abitanti del Molise. Osservando le ‘cavie umane’, i ricercatori hanno puntato la loro attenzione sui complessi meccanismi dell’infiammazione. E’ noto che uno stato infiammatorio cronico rappresenta un fattore di rischio cardiovascolare, dall’infarto all’ictus. Il controllo dell’infiammazione è così diventato protagonista della prevenzione. Uno degli indicatori più promettenti dell’infiammazione è la proteina C reattiva, individuabile con una semplice analisi del sangue. Il team di ricercatori molisani e milanesi ha messo a confronto i valori di questa proteina nel sangue dei volontari, con le quantità di cioccolato che questi mangiavano abitualmente. Su circa 11.000 soggetti, ne sono stati identificati 4.849, tutti in buona salute e senza fattori di rischio per cuore e vasi (quindi con colesterolo, pressione arteriosa ed altri parametri normali). Di questi, 1.317 non mangiavano cioccolato, mentre 824 ne consumavano regolarmente, ma solo la varietà fondente. “Siamo partiti dall’ipotesi ? spiega Romina di Giuseppe, principale autrice della ricerca ? che l’elevato contenuto di antiossidanti dei semi di cacao, in particolare flavonoidi e altri polifenoli, potesse avere un effetto positivo sullo stato infiammatorio”. E il risultato “è stato molto incoraggiante: le persone che mangiano abitualmente cioccolato fondente in quantità moderata – aggiunge la ricercatrice – hanno nel sangue valori di proteina C reattiva significativamente più bassi. In altri termini il loro stato infiammatorio viene significativamente ridotto”. La riduzione media osservata, pari al 17%, può apparire piccola, ma è sufficiente a ridurre il rischio cardiovascolare di un terzo nelle donne e di un quarto negli uomini. “Un risultato notevole”, assicura la ricercatrice. Ma le quantità di cioccolato sono molto importanti: non serve abbuffarsi. “Parliamo di un consumo moderato. Il migliore effetto, infatti – precisa la di Giuseppe – si ottiene con una media di 6,7 grammi di cioccolato al giorno, che corrisponde ad un quadratino di cioccolato due o tre volte alla settimana. Al di là di questi quantitativi l’effetto protettivo tende a perdersi”. In termini pratici, considerando che la tipica tavoletta di cioccolato è da 100 grammi, lo studio indica che basta un po’ meno di mezza tavoletta a settimana. E per i golosi di cioccolato al latte? “Studi condotti in precedenza ? dice la di Giuseppe ? hanno dimostrato che il latte interferisce nell’assorbimento dei polifenoli. Ecco perché in questo lavoro abbiamo considerato solo il cioccolato fondente”. “Questa ricerca – commenta Licia Iacoviello, capo del Laboratorio di epidemiologia genetica ed ambientale dell’Università Cattolica di Campobasso e responsabile del Progetto Moli-sani – è il primo risultato scientifico che pubblichiamo sul progetto. L’inizio di una serie di dati che potranno darci una visione innovativa di come si possa fare prevenzione nella vita di tutti i giorni”. La ricerca riabilita una golosità guardata con sospetto per anni. “Forse ? conclude Giovanni de Gaetano, direttore dei Laboratori di ricerca della Cattolica di Campobasso ? dovremo rivedere la famosa piramide della dieta mediterranea, e togliere il cioccolato fondente dall’insieme dei dolci considerati nocivi per la nostra salute”. (fonte: Univadis)
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