Le donne giovani con tumori vulvari tendono a presentare una malattia in stadio precoce, essere fumatrici, avere un’anamnesi di Hpv e displasia vulvare: la maggior parte di questi fattori di rischio è modificabile. Il tumore vulvare è una neoplasia relativamente rara, in quanto colpisce 2,2 donne su 100.000 all’anno, ma una recente indagine ha dimostrato che la prevalenza dei tumori vulvari sia in situ che invasivi è aumentata. Se fosse possibile far sì che le donne modificassero gli elementi comportamentali che incidono sul rischio, sarebbe comunque possibile invertire questa tendenza: spesso le donne, soprattutto se giovani, non conoscono il tumore vulvare, e non sanno nemmeno che fumare o avere un’infezione da Hpv ne aumenta il rischio. In questo senso, anche la vaccinazione contro l’Hpv può risultare molto utile.
Am J Obstet Gynecol 2009; 200: 645-7 (fonte: Vaccinare33).
E’ stato portato a termine un trial di efficacia per un vaccino coniugato contro i ceppi 16 e 18 dell’Hpv: il vaccino risulta immunogeno, generalmente ben tollerato ed efficace per la prevenzione delle infezioni e delle lesioni precancerose ad esse associate. E’ stato anche osservato un fenomeno di protezione incrociata contro i CIN di solito associati ai ceppi 31, 33 e 45 del virus, per il quali il vaccino non era stato originariamente progettato. Esso dunque risulta altamente idoneo per i programmi di vaccinazione di massa, dato il suo elevato grado di protezione anche contro i ceppi non oncogeni dell’Hpv ed i suoi scarsi effetti collaterali. (Lancet online 2009, pubblicato il 7/7) (fonte: DoctorNews).
L’aggiunta del test dell’Hpv alla citologia dei liquidi (LBC) non aumenta l’accuratezza dello screening dei tumori cervicali. Questo esame può anche rilevare lesioni non evidenti all’esame citologico, ma l’effetto aggiuntivo è limitato: la sua aggiunta di routine allo screening per i tumori cervicali quindi probabilmente non è conveniente, e non è raccomandata al momento. Vi sono stati già altri studi che hanno esaminato i benefici del test dell’Hpv in questo ambito, ma si tratta di studi basati sulla citologia convenzionale, mentre la LBC oggi è ampiamente utilizzata nelle zone sviluppate. Vi sono tuttavia dei potenziali vantaggi nell’uso del test dell’Hpv piuttosto che della citologia come singolo test di screening, come ad esempio una maggiore sensibilità e la possibilità di intervalli più prolungati, e pertanto i prossimi studi dovrebbero individuare il miglior modo di applicare questi test allo screening primario dei tumori cervicali. (Lancet Oncol online 2009, pubblicato il 17/6) (fonte: DoctorNews).
Più di una ragazza su sei, fra i 4 ed i 15 anni, sottoposte a esame ginecologico presentano infezioni anogenitali da HPV in assenza di un’anamnesi di contatti sessuali. Nella maggior parte dei casi, inoltre, si tratta di HPV del tipo 16 e 18, considerato ad alto rischio in quanto responsabile della maggioranza dei casi di tumore cervicale. Il tasso relativamente elevato di HPV DNA riscontrato su queste ragazze potrebbe riflettere una sottostima degli abusi sessuali, ma in ogni caso il rilevamento di HPV DNA o anche di verruche anogenitali clinicamente evidenti non indica necessariamente contatti o abusi sessuali. La vaccinazione contro l’ HPV è raccomandata a partire dai 12 anni: effettuare il test dell’ HPV in un campione rappresentativo dell’intera popolazione delle ragazze più giovani potrebbe essere di importanza cruciale per stabilire se effettuare la vaccinazione in età ancora più giovanile possa essere più utile della pratica attuale o meno.
Am J Obstet Gynecol 2009; 200: 487.e1-e5 (fonte: Ginecologia33).
I dati presentati a Roma dall’associazione Donneinrete.net, sulla campagna vaccinale, contro il Papillomavirus umano (HPV), rivolta gratuitamente a tutte le bambine italiane tra gli 11 e i 12 anni e avviata poco più di un anno fa, ha raggiunto sei soggetti su dieci della popolazione target. L’indagine ha coinvolto gli assessorati alla Sanità regionali (15 Regioni), il ministero del Welfare, l’Istituto superiore di sanità e le aziende farmaceutiche produttrici dei due vaccini oggi disponibili e ha rilevato che la vaccinazione ha ottenuto una copertura del 57% con notevoli differenze, per, tra le diverse realtà regionali: si passa dall’85% di copertura (Valle d’Aosta) al 45% (Lombardia). “Differenze – spiega Rosaria Iardino, presidente dell’associazione – di cui non risulta chiara la ragione e che dovrebbero essere meglio indagate”. Per la vaccinazione sono stati investiti 30 milioni di euro stanziati con la Finanziaria 2008, a cui si aggiungevano le risorse già previste all’interno dei fondi per l’assistenza farmaceutica e oltre 40 milioni di euro reperiti dai capitoli di bilancio del ministero della Salute. Per poter raggiungere, nella prossima campagna, una copertura vaccinale vicina all’80% per tutte le regioni, Francesca Martini, sottosegretario al Welfare, sostiene l’opportunità di intervenire per una migliore azione di sensibilizzazione in vista dell’avvio della vaccinazione gratuita contro il virus Hpv per le bambine nate nel 1998. “Penso infatti – ha dichiarato – che l’obiettivo di una copertura vicino all’80% per tutte le regioni sia possibile ma occorre tenere alta l’attenzione sul tema, intensificando le azioni di informazione, coinvolgendo anche i medici di famiglia, i pediatri e i ginecologi”. (fonte: Vaccinare33).
Il trattamento chirurgico (conizzazione) delle lesioni pre-cancerose della cervice sviluppate in seguito a infezione da Papillomavirus si lega in caso di gravidanze a un aumentato rischio di nascite pre-termine: dal momento che il vaccino anti-HPV può prevenire gli stadi pre-cancerosi, potrebbe essere in grado di ridurre anche le nascite pre-termine. Ricercatori norvegesi hanno verificato e quantificato questo possibile beneficio, con uno studio pubblicato su Acta Obstetrica et Ginecologica Scandinavica. Riferendosi alla situazione del Nordamerica e dell’Europa, gli autori hanno stimato che, se il 2% delle donne in gravidanza viene sottoposto a conizzazione, il trattamento può causare da 60 a 220 nascite pretermine per 100.000 nascite: assumendo una copertura vaccinale anti-HPV del 90%, i casi pretermine che potrebbero essere prevenuti arriverebbero a quasi il 60%. Questo significherebbe evitare da 35 a 128 nascite pretermine su 100.000 nascite. Se il 4% delle gestanti è sottoposto a conizzazione, i casi pretermine che si potrebbero prevenire salirebbe a 70-257 per 100.000 nascite. Il vaccino potrebbe anche avere un importante effetto di prevenzione delle nascite estremamente pretermine. In Scandinavia le nascite pretermine sono fino al 10%.
Acta Obstetrica et Gynecologica Scandinavica, 2009; 88
(fonte: Vaccinare33).
L’Associazione “Donneinrete” ha svolto un’indagine per fare il punto sulla prima campagna vaccinale anti-Papillomavirus svolta nelle diverse Regioni italiane. Nell’occasione della conferenza stampa in Senato sui risultati, ha inviato un messaggio il sottosegretario del ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Francesca Martini. “Dai dati dell’indagine emergono due elementi di riflessione” vi si legge. “Il primo è che le regioni hanno risposto con grande impegno a questa iniziativa di prevenzione, si sono tutte attivate e siamo ormai prossimi alla conclusione della vaccinazione della prima coorte di dodicenni individuata dal ministero, che è intervenuto con un finanziamento di 38 milioni di euro. La seconda è che persistono difformità tra una Regione e l’altra, sulle quali è opportuno intervenire per una migliore azione di sensibilizzazione in vista dell’avvio della vaccinazione gratuita delle ragazze nate nel 1998″. Continua Martini: “E’ mia intenzione affrontare il tema con gli Assessori regionali alla Sanità per evidenziare azioni e strumenti utili per una maggiore copertura per la prossima campagna. Penso infatti che l’obiettivo di una copertura vicina all’80% per tutte le Regioni sia possibile, ma occorre tenere alta l’attenzione sul tema, intensificando le azioni d’informazione, coinvolgendo anche medici di famiglia, i ginecologi e i pediatri”. La copertura media della vaccinazione risulta oggi del 57%.
Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, 24 marzo 2009
(fonte: Vaccinare33).
Sia il dosaggio ematico del Ca 125, sia l’ecografia transvaginale sono approcci fattibili ed efficaci nella diagnosi precoce del cancro dell’ovaio, permettendo di individuare quasi la metà dei tumori in fase I/II. Lo sostengono i risultati dell’United Kingdom Collaborative Trial of Ovarian Cancer Screening, uno studio destinato a continuare fino al 2012, che finora ha coinvolto più di 202.000 donne in post menopausa, ma di cui vengono pubblicati oggi i risultati preliminari in termini di sensibilità e specificità. E’ stato dimostrato solo un leggero vantaggio della strategia che prevede in prima battuta il dosaggio del marcatore, lasciando l’ecografia in seconda linea, rispetto a quella di eseguire subito l’esame strumentale. Quel che conta è che il 48 per cento dei tumori individuati erano in fase I, contro il 28 per cento circa di quelli scoperti senza lo screening. Resta da quantificare quanto questa diagnosi più precoce potrà ridurre la mortalità del cosiddetto “killer silenzioso”. (fonte: Tempo Medico).
Al XX Congresso Internazionale sui Trattamenti anti-Tumorali (ICACT) di Parigi sono stati illustrati nuovi risultati di ampi studi clinici che confermano l’efficacia della vaccinazione anti-HPV (Gardasil) in giovani donne dai 16 ai 26 anni, che siano già state esposte al virus in precedenza o che non lo siano state. Inoltre, i primi benefici si possono osservare precocemente dopo la vaccinazione, considerevolmente prima della riduzione del cancro cervicale. A distanza di tre anni e sei mesi dall’inizio dell’immunoprofilassi si è osservata una diminuzione dei casi di malattia sia nelle donne già esposte prima all’HPV sia in quelle che non l’avevano incontrato: si stima che si siano prevenuti 40 casi di lesioni precancerose (CIN 2/3 o AIS) su 10.000 donne nel primo gruppo e 30 su 10.000 nel secondo. Il calcolo delle colposcopie risparmiate è stato di 130 su 10.000 donne in entrambi i gruppi. Oltre alla prevenzione del cancro del collo dell’utero, seconda causa di morte per tumore nelle giovani donne in Europa dopo quello mammario, la protezione offerta dal vaccino già nei primi anni può ridurre lo stress e la preoccupazione nell’incertezza che una lesione precancerosa possa progredire in cancro, con eventuale necessità di interventi e follow-up medici. Il beneficio è anche per il Sistema sanitario, che può avvantaggiarsi di una diminuzione di spesa che inizia molto prima della riduzione dell’incidenza del tumore della cervice.(fonte: Vaccinare33).
La preservazione ovarica rappresenta un’opzione terapeutica sicura per le donne in età premenopausale con tumore endometriale in stadio precoce. Non è dunque più necessario rimuovere le ovaie, il che ha invece costituito l’approccio standard per molti anni in questi casi: lasciare le ovaie intatte rappresenta un’opzione sicura che offre alle pazienti un’ampia gamma di importanti benefici per la salute e la qualità della vita sia a breve che a lungo termine. La preservazione ovarica non influenza la sopravvivenza complessiva o tumore-specifica, anche escludendo le donne che hanno ricevuto radioterapia pelvica. Attualmente dunque è necessario discutere con attenzione rischi e benefici a lungo termine di questa pratica nelle giovani donne con tumore endometriale prima dell’isterectomia. (J Clin Oncol online 2009, pubblicato il 6/2) (fonte: DoctorNews).
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