La trasmissione verticale dell’infezione da Hpv è decisamente poco comune, e la persistenza dell’infezione nel neonato è da considerarsi rara. Precedenti studi sulla possibilità della trasmissione del virus dalla madre al bambino verticalmente o orizzontalmente avevano portato a risultati conflittuali. E’ stato tuttavia dimostrato che il rilevamento dell’Hpv nella madre in una visita post-parto è un fattore determinante di infezione nel bambino molto più forte del suo rilevamento durante la gravidanza, il che suggerisce che la trasmissione orizzontale del virus sia molto più probabile di quella verticale. Rimane da accertare se questa via di trasmissione ed acquisizione dell’Hpv possa avere un impatto in diverse aree, fra cui strategie vaccinali, studi epidemiologici e gestione clinica dei bambini con malattie associate a questo virus. (BMC Infect Dis online 2009, pubblicato il 9/6) (fonte: DoctorNews).
Più di una ragazza su sei, fra i 4 ed i 15 anni, sottoposte a esame ginecologico presentano infezioni anogenitali da HPV in assenza di un’anamnesi di contatti sessuali. Nella maggior parte dei casi, inoltre, si tratta di HPV del tipo 16 e 18, considerato ad alto rischio in quanto responsabile della maggioranza dei casi di tumore cervicale. Il tasso relativamente elevato di HPV DNA riscontrato su queste ragazze potrebbe riflettere una sottostima degli abusi sessuali, ma in ogni caso il rilevamento di HPV DNA o anche di verruche anogenitali clinicamente evidenti non indica necessariamente contatti o abusi sessuali. La vaccinazione contro l’ HPV è raccomandata a partire dai 12 anni: effettuare il test dell’ HPV in un campione rappresentativo dell’intera popolazione delle ragazze più giovani potrebbe essere di importanza cruciale per stabilire se effettuare la vaccinazione in età ancora più giovanile possa essere più utile della pratica attuale o meno.
Am J Obstet Gynecol 2009; 200: 487.e1-e5 (fonte: Ginecologia33).
In uno studio su studenti universitari di sesso maschile eterosessualmente attivi è emerso che circa i due terzi dei partecipanti hanno sviluppato infezione genitale da Hpv nell'arco di due anni. Benchè molto sia noto sull'infezione da Hpv nelle donne, questo non è il caso degli uomini. Gli elevati tassi di infezione maschile devono essere tenuti in considerazione quando vengono sviluppate strategie per la prevenzione dell'infezione nelle adolescenti e nelle giovani donne. Fra le altre cose, il presente studio può aiutare ad informare i modelli matematici attualmente usati per traslare i benefici vaccinali a breve termine della prevenzione dell'infezione ad esiti a lungo termine sulla riduzione di patologie più gravi, quali i tumori cervicali ed anali. (J Infect Dis 2007; 196: 1117-9 e 1129-36)(fonte:DoctorNews.it)
Le differenze nei tassi di clearance nelle infezioni da Hpv ad alto rischio (hrHpv) suggeriscono che la genotipizzazione di questi virus potrebbe essere utile nei programmi di screening. Finora poco era noto sui tassi di clearance tipo-specifici nell'hrHpv. I dati del presente studio supportano la sorveglianza stretta delle donne con Hpv16, e non sono concludenti per quanto riguarda l'infezione da Hpv18, Hpv31 ed Hpv33. Per quanto riguarda invece le altre donne Hpv+, è consigliabile adottare una strategia conservativa con un lungo periodo di attesa, in quanto la clearance dell'hrHpv è marcatamente superiore dopo 18 mesi che dopo sei mesi, il rischio di rilevare CIN3 o peggio è basso. (Br J Cancer 2007; 96: 1419-24) (fonte: DoctorNews.it)
L'infezione da Hpv è più comune negli uomini che hanno avuto più partner sessuali, ed anche gli uomini che hanno avuto contatti con professioniste del sesso sono a rischio. Benchè vi siano state considerevoli ricerche sull'Hpv nelle donne, pochi studi l'hanno investigata nella popolazione sessuale maschile. L'associazione riportata nel presente studio è una delle più forti mai riscontrate negli studi sugli uomini. L'uso del profilattico e la circoncisione sono associate ad una minore probabilità di infezione da Hpv, mentre il lavaggio dei genitali dopo il rapporto sessuale e l'abitudine al fumo presente o passata sono associati ad un aumento della probabilità di infezione. (Int J Cancer 2006; 119: 1934-9) (fonte: DoctorNews.it)
Il presente studio conferma le attuali linee guida secondo cui è necessario trattare i neonati con toxoplasmosi congenita per almeno un anno onde evitare esiti negativi. Continue reading ‘Toxoplasmosi congenita: necessario trattamento per un anno’
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