Archive for the 'ostetricia' Category

Tumori cervicali: test Hpv non migliora screening

L’aggiunta del test dell’Hpv alla citologia dei liquidi (LBC) non aumenta l’accuratezza dello screening dei tumori cervicali. Questo esame può anche rilevare lesioni non evidenti all’esame citologico, ma l’effetto aggiuntivo è limitato: la sua aggiunta di routine allo screening per i tumori cervicali quindi probabilmente non è conveniente, e non è raccomandata al momento. Vi sono stati già altri studi che hanno esaminato i benefici del test dell’Hpv in questo ambito, ma si tratta di studi basati sulla citologia convenzionale, mentre la LBC oggi è ampiamente utilizzata nelle zone sviluppate. Vi sono tuttavia dei potenziali vantaggi nell’uso del test dell’Hpv piuttosto che della citologia come singolo test di screening, come ad esempio una maggiore sensibilità e la possibilità di intervalli più prolungati, e pertanto i prossimi studi dovrebbero individuare il miglior modo di applicare questi test allo screening primario dei tumori cervicali. (Lancet Oncol online 2009, pubblicato il 17/6) (fonte: DoctorNews).

Hpv: trasmissione verticale poco probabile

La trasmissione verticale dell’infezione da Hpv è decisamente poco comune, e la persistenza dell’infezione nel neonato è da considerarsi rara. Precedenti studi sulla possibilità della trasmissione del virus dalla madre al bambino verticalmente o orizzontalmente avevano portato a risultati conflittuali. E’ stato tuttavia dimostrato che il rilevamento dell’Hpv nella madre in una visita post-parto è un fattore determinante di infezione nel bambino molto più forte del suo rilevamento durante la gravidanza, il che suggerisce che la trasmissione orizzontale del virus sia molto più probabile di quella verticale. Rimane da accertare se questa via di trasmissione ed acquisizione dell’Hpv possa avere un impatto in diverse aree, fra cui strategie vaccinali, studi epidemiologici e gestione clinica dei bambini con malattie associate a questo virus. (BMC Infect Dis online 2009, pubblicato il 9/6) (fonte: DoctorNews).

Taglio cesareo protegge dal prolasso pelvico

Il parto per taglio cesareo sembra offrire una qualche protezione dal susseguente sviluppo di prolasso degli organi pelvici. Benchè quest’ultimo abbia molti fattori di rischio noti, la letteratura non fornisce molte informazioni sulla tempistica esatta dello sviluppo del danno a carico del pavimento pelvico. Per quanto sia opportuno tener conto di questa diminuzione del rischio nel fornire alla paziente consigli sulla modalità di parto da scegliere, è necessario soppesare il rischio di sviluppare un prolasso degli organi pelvici a fronte dei potenziali rischi di un taglio cesareo con risultante cicatrice uterina. Sono comunque necessari studi con un periodo di monitoraggio più prolungato ed un miglior controllo dei fattori interferenti per chiarire ulteriormente queste associazioni. (Am J Obstet Gynecol 2009; 200: 243-5) (fonte: DoctorNews).

Anti-HPV riduce pretermine

Il trattamento chirurgico (conizzazione) delle lesioni pre-cancerose della cervice sviluppate in seguito a infezione da Papillomavirus si lega in caso di gravidanze a un aumentato rischio di nascite pre-termine: dal momento che il vaccino anti-HPV può prevenire gli stadi pre-cancerosi, potrebbe essere in grado di ridurre anche le nascite pre-termine. Ricercatori norvegesi hanno verificato e quantificato questo possibile beneficio, con uno studio pubblicato su Acta Obstetrica et Ginecologica Scandinavica. Riferendosi alla situazione del Nordamerica e dell’Europa, gli autori hanno stimato che, se il 2% delle donne in gravidanza viene sottoposto a conizzazione, il trattamento può causare da 60 a 220 nascite pretermine per 100.000 nascite: assumendo una copertura vaccinale anti-HPV del 90%, i casi pretermine che potrebbero essere prevenuti arriverebbero a quasi il 60%. Questo significherebbe evitare da 35 a 128 nascite pretermine su 100.000 nascite. Se il 4% delle gestanti è sottoposto a conizzazione, i casi pretermine che si potrebbero prevenire salirebbe a 70-257 per 100.000 nascite. Il vaccino potrebbe anche avere un importante effetto di prevenzione delle nascite estremamente pretermine. In Scandinavia le nascite pretermine sono fino al 10%.

Acta Obstetrica et Gynecologica Scandinavica, 2009; 88
(fonte: Vaccinare33).

Grasso addominale in gravidanza

Le donne con un’anamnesi di pre-eclampsia o di parto di bambini piccoli per l’età gestazionale presentano un andamento di accumulo del grasso che è associato ad un aumento del rischio di malattie cardiovascolari. Questo rischio potrebbe essere parzialmente dovuto all’accumulo di grasso nella regione addominale al di sopra dell’anca, anche nelle donne con un BMI nei limiti normali. In presenza delle complicazioni di cui sopra, queste pazienti dovrebbero essere avvertite del proprio rischio di malattie cardiovascolari e diabete, ed essere sottoposte a controlli ad intervalli regolari (ad esempio di cinque anni) che includano valutazioni di pressione e glicemia. Attualmente si stanno studiando le eventuali alterazioni endocrine associate all’obesità addominale in queste donne, alterazioni che potrebbero essere alla base dell’associazione. (BJOG 2009; 116: 442-51) (fonte: DoctorNews).

Fumo materno riduce flusso ematico al feto

Il fumo in gravidanza riduce la produzione di ossido nitrico nel letto vascolare fetale, riducendo pertanto anche il flusso ematico al feto, e ritardando pertanto anche la crescita. Si tratta di una delle prime occasioni in cui viene mostrato un parametro biochimico di ciò che accade alla base dell’insorgenza del basso peso neonatale: è noto da 50 anni che i bambini delle madri che fumano sono esposti al rischio di basso peso neonatale, ma oggi è stata indicata una possibile spiegazione del fatto che vi sia una restrizione del flusso ematico al feto. Sono in progetto nuovi studi atti a determinare se la compromissione della funzionalità vascolare nel feto si traduca o meno in arteriosclerosi nelle fasi successive della vita. (Circulation online 2009, pubblicato il 3/2) (fonte: DoctorNews).

Spinello in gravidanza altera sviluppo neurologico bebè

Roma, 24 ott. (Adnkronos Salute) – Occhio allo spinello in gravidanza. La “diffusa convinzione” che i prodotti della canapa siano caratterizzati da una trascurabile tossicità porta troppo spesso a sottovalutarne i rischi per il bebè. Ma “i dati disponibili evidenziano l’esistenza di una diretta correlazione tra l’entità del consumo di derivati della cannabis in gravidanza e l’incidenza di alterazioni neurocomportamentali nel bambino”. Lo sottolineano Silvana Gaetani e Vincenzo Cuomo del Dipartimento di fisiologia e farmacologia Erspamer dell’Università Sapienza di Roma, in uno studio presentato all’VIII Convegno nazionale scienze della vita, organizzato dal Consorzio interuniversitario Inbb e in corso a Roma.Marijuana e hashish “sono sostanze largamente abusate dalle donne in attesa nel Paesi occidentali”, affermano i ricercatori nella loro relazione. Un’abitudine nata dalla convinzione che lo spinello non comporti pericoli. Ma secondo i due studiosi non è così, anzi. “Alla nascita possono essere presenti tremori e una ridotta capacità di tollerare gli stimoli visivi”, ma è “con la crescita – avvertono – che meglio si delineano i disturbi neurocomportamentali. A 3 anni sono stati evidenziati ritardi nello sviluppo del linguaggio e disturbi del pattern del sonno, mentre a 4 anni sono state descritte una ritta capacità nei test di percezione visiva, disturbi di memoria e attenzione, e difficoltà di interazione”. Inoltre, alcune recenti indagini sui topi, eseguite fra gli altri dal team della Sapienza, suggeriscono che l’esposizione ai cannabinoidi nel pancione induce “sottili modificazioni neurocomportamentali nella prole”, e delle “anomalie nelle interazioni sociali”. Gli studi sugli animali di laboratorio sono stati condotti per valutare meglio l’effetto in base alla dose assunta dalla mamma. E i risultati sono allarmanti: secondo gli studiosi italiani, dunque, non è il caso di sottovalutare i pericoli per il bebè in arrivo, legato agli spinelli in gravidanza.(fonte: Univadis).

Il peso in gravidanza dipende dalle abitudini

Le donne che hanno una storia di diete o di altre pratiche restrittive sul cibo, durante la gravidanza, sono a rischio di variazioni inappropriate del proprio peso. I dati, raccolti su un campione di 1200 donne dai ricercatori della University of North Carolina at Chapel Hill, sono stati pubblicati sul Journal of the American Dietetic Association. In particolare, sono stati valutati comportamenti e abitudini alimentari prima del concepimento e il valore dell’indice di massa corporea prima e durante la gravidanza. Secondo le raccomandazioni dell’Institute of Medicine, le donne sottopeso dovrebbero aumentare da 12,7 a 18,1 kg, quelle normopeso da 11,3 a 15,8 kg, quelle in sovrappeso da 6,8 a 11,3 kg, e quelle obese 6,8 kg. Precedenti comportamenti alimentari restrittivi erano associati a un non raggiungimento del peso indicato, e gli effetti variavano in funzione del peso prima della gravidanza. Confrontando i dati con donne che avevano sempre mangiato senza restrizioni particolari, le donne che invece avevano seguito una dieta, normopeso, sovrappeso e obese, tendevano a prendere peso oltre i livelli raccomandati dalle linee guida, mentre le donne sottopeso non ne acquistavano abbastanza per rientrare nel range che le riguarda J Am Diet Assoc. 2008 Oct;108(10):1646-53 (fonte: Ginecologia33)

Diagnosi non invasiva per sindrome di Down

I ricercatori della Stanford University hanno elaborato un test non invasivo per la diagnosi della sindrome di Down nel feto, che si esegue su campione di sangue materno. Il test al momento è stato testato su 18 donne, e ha correttamente identificato la presenza delle malattia in nove casi, mentre in altri tre ha rilevato la presenza di disordini cromosomici di altro tipo. La tecnica potrebbe soppiantare altre metodologie più invasive, come l’amniocentesi, che presentano rischi per il feto. “E’ il primo test universale, non invasivo per la sindrome di Down – spiega Stephen Quake, a capo del team di studiosi – Questo dovrebbe essere il primo passo per mettere fine alle procedure invasive come l’amniocentesi e il prelievo dei villi coriali”. Proc Natl Acad Sci U S A. 2008 Oct 6 (fonte:Ginecologia33)

Preeclampsia: inutile integrazione vitamine C ed E

L'integrazione delle vitamine C ed E non è utile nelle donne con preeclampsia, e potrebbe essere dannosa per il feto. Lo stress ossidativo potrebbe svolgere un ruolo nella preeclampsia, ed alcuni dati suggeriscono che l'integrazione di queste vitamine possa ridurre il rischio di questa patologia: in base al presente studio, tale integrazione non previene la preeclampsia, ma aumenta il rischio di basso peso neonatale per la prole. L'uso di queste vitamine non è pertanto giustificato in gravidanza. L'assenza di benefici e le prove di esiti sfavorevoli nel presente studio, comunque, non può essere estrapolato ad altri antiossidanti, comprese le stesse vitamine a dosi più basse; inoltre il presente studio non nega l'importante ruolo dello stress ossidativo nella preeclampsia. (Lancet online 2006, pubblicato il 30/3) [fonte: DoctorNews.it]


 

febbraio: 2012
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