Archive for the 'notizie e riflessioni' Category

Veggie Pride

PRESIDIO PER LA LIBERAZIONE ANIMALE
GIOVEDI’ 25 GIUGNO
ore 10 MILANO P.ZZA CADORNA
ore 15 via OLONA (di fronte al supermercato PAM)
Gli animali sono oggetti, liberarli è una rapina…

Questa è la storia dell’incontro fra una cena e una persona.

L’11 ottobre 2007, sulla ghiacciaia del pam di via Olona di Milano, sotto gli occhi di tutti, qualcuno agonizzava. Agonizzava da giorni. Il corpo gelato, i sensi annebbiati dal freddo. Agonizzava senza sapere perchè. Agonizzava e aveva paura.
Sdraiata su una ghiacciaia, una cena conosceva il terrore, il dolore, la nostalgia… Quella cena, in silenzio, urlava… Quella cena che sognava il mare…
Un continuo rumore copriva quel grido silenzioso e disperato, rendendo quel qualcuno cena silenziosa.
Ma ascoltando per un attimo il silenzio, era impossibile sottrarsi alle urla inascoltate di una cena, che in silenzio piangeva.
Quel giorno, una cena e una persona si guardavano e si ascoltavano. E poi correvano, insieme, verso il sogno di chi era nato astice ed era stato trasformato in cena. Verso il sogno di chi, sognando, piangeva.
Ma una ragazza ora correva fuori da un supermercato con in mano una cena!
L’uomo saltava giù dal camion e bloccava quella ladra di cene costosissime. Chiamava la polizia, per fermare definitivamente quella criminale.
Quella sera, mentre una ladra veniva arrestata per rapina, una cena cuoceva…

Giovedì 5 marzo, avrebbe dovuto avere luogo l’udienza di dibattimento del processo per rapina, in cui avrebbe dovuto essere letta la lettera di rivendicazione che incolliamo qui sotto. All’ultimo momento però l’udienza è stata rimandata al 25 giugno. Abbiamo comunque deciso di cogliere quest’occasione, per poter urlare che un animale non è una cena e che una liberazione non è una rapina.

Giovedì 25 giugno avrà luogo l’udienza di dibattimento. Contemporaneamente, si svolgerà un presidio per la liberazione animale:

Ognuno sarà il benvenuto, ma ci piacerebbe non avere sigle o bandiere, per dire ciò che
profondamente sentiamo come persone.

Intanto, nel tribunale dei minori di Milano, verrà letta la rivendicazione che incolliamo qui sotto.

LETTERA DI UN ASTICE AD UN GIUDICE
UNO DEI MILIONI… PROPRIO UNO… PROPRIO LUI…

Immaginate per un attimo di essere sdraiati in una scatola di vetro, a pancia in giù sul ghiaccio, con mani e piedi legati e un pezzo di nastro adesivo sulla bocca. E’ ormai una giornata che siete in quella posizione, o forse cinque minuti, in effetti vi è difficile dirlo con precisione. Siete legati in mezzo a centinaia di giganteschi pacchetti di tetrapack, sacchetti di plastica, bottiglie di lemonsoda, elastici e spazzole per capelli. Centinaia di persone si muovono intorno a voi. Vi guardano, ma sembrano non vedervi, prese a saltare da uno scaffale all’altro, come tutte spinte da uno stesso impulso perverso a voi sconosciuto. Quante ore, o giorni, o minuti saranno passati? qualcuno si ferma, vi osserva, dice qualcosa in una lingua incomprensibile. Un’altra voce risponde da dietro la vostra testa, che è ormai talmente infreddolita da non pensare nemmeno di poterla provare a girare. Da quanti anni, o giorni, siete chiusi lì dentro? ogni secondo dura un minuto, ogni minuto un’ora, mentre contate il tempo secondo dopo secondo, e ad ogni secondo vi chiedete quanti altri ne dovranno seguire. Un guanto enorme si protende verso di voi, vi solleva. La prima voce parla un’altra volta e voi vi ritrovate di nuovo con la pancia sul ghiaccio. Qualcuno di fianco a voi viene sollevato a sua volta e chiuso in un pacchetto di cellofan. Due persone, mentre scelgono le patatine fritte nello scaffale vicino al vostro, guardano la scena come fosse la cosa più normale del mondo. Tutti intorno a voi si comportano come se lo fosse.

Voi li guardate senza capirli e vi chiedete perché siete chiusi lì dentro… e forse è un bene che di questa domanda non possiate conoscere la risposta…

Io vivevo nel buco di uno scoglio (forse questa frase avrei dovuto interromperla a “io vivevo”), levigato dalle onde del mare. Conoscevo perfettamente il mio fondale e sapevo che ogni onda avrebbe portato qualcosa di diverso e di nuovo. Me ne stavo lì, per giornate intere sulla mia roccia, a sentire il risucchio delle onde sul mio corpo immobile.

Non so come abbia fatto a ritrovarmi catapultato all’inferno, è stato un attimo, quello che mi ricordo è solo il fondo del mare, e poi decine, centinaia di pesci schiacciarsi e contorcersi sulla mia schiena e sotto la mia pancia. L’acqua che scendeva, sempre di più, trascinandoci verso il basso, lasciandoci soffocare sempre più schiacciati l’uno sopra l’altro in balia della forza di gravità, ammucchiati come una catasta di legna. Avevo paura, non capivo. All’improvviso siamo precipitati su un piano duro e asciutto. Vedevo tutti morire soffocati, in preda alle convulsioni.

Poi mi sono sentito sollevare, qualcosa di stretto e doloroso mi costringeva le chele. Io non capivo, non sapevo cosa stesse succedendo, tuttora non so cosa sia successo né cosa succeda. Non so come né perchè mi sia ritrovato all’inferno. Il mio corpo è atrofizzato dal ghiaccio. Fatico a muovere le zampe. Un dolore costante e logorante mi stringe la testa e non mi lascia un solo istante di tregua. Mi chiedo perchè, mi chiedo cosa sia il posto in cui mi trovo. Dove sono le onde del mare? Mi chiedo da quanto tempo mi trovo qui e quanto ancora ne dovrà passare. Mi chiedo se sarà questo il posto in cui dovrò morire o cosa ancora mi aspetti. e intanto aspetto, aspetto rassegnato, secondo dopo secondo. Conto il tempo, senza lasciar passare un solo secondo senza chiedermi come e perchè sia stato strappato al mio mare e se mai potrò rivederlo.

E grido in silenzio, perchè voi non la potete sentire la mia voce straziata. E imploro chi di voi ha un cuore di riportarmi a casa.

Un astice dei milioni… proprio uno… proprio io..

In questo processo ci sono due parti in causa: una si deve difendere dall’accusa di rapina, l’altra è quella che accusa. Ogni anno migliaia di astici muoiono bolliti vivi, miliardi di animali vengono torturati uccisi per soddisfare il nostro palato. Al mondo esistono milioni di lager, in cui gli animali non sono che numeri, fatti nascere al solo scopo di essere sfruttati e uccisi, considerati alla stregua di macchine che convertono i mangimi in carne, latte, uova, pellicce, risultati di esperimenti.

Trovo ai limiti dell’assurdo che in questo processo sia io a trovarmi al banco degli imputati, per questo motivo ho voluto con la presente lettera chiamare a testimoniare la vera vittima di tutta la vicenda, l’unico testimone che credo meriti veramente di essere ascoltato. Purtroppo ho dovuto usare sentimenti, parole, sensazioni e pensieri umani per provare a rendere vagamente l’idea della profonda angoscia e del dolore provati dall’animale, e dell’insensatezza della diffusa convinzione che chi ne è responsabile sia nel giusto. E’ evidente che si tratti di un espediente letterario e sono consapevole del fatto che l’astice non possa aver provato tali sensazioni così come descritte, ma era l’unico modo per rendere l’idea avvicinandosene il più possibile. So comunque di non essere riuscita nel mio scopo, tuttavia non avrei potuto in alcun modo farlo. Si tratta di situazioni che chi ha vissuto non potrà mai raccontare e da chi non sono state vissute non potranno mai essere comprese… mai sul serio… mai fino in fondo… Tuttavia è sufficiente guardare un animale negli occhi per capire che dietro ad ognuno di loro, così come ad ognuno di noi, si trova un intero mondo, un mondo che nessuno ha il diritto di distruggere deliberatamente.

Considero questo processo un’occasione per provare a dare voce a tutti coloro le cui grida straziate non fanno che rimbalzare contro un muro di silenzio. Ritengo necessario non rinnegare quelle che sono state le vere ragioni del mio gesto per fermarci tutti un attimo a riflettere su cose erroneamente date per scontate, io con voi.

Il grattacielo in cui viviamo, la cui cantina è un mattatoio e il cui tetto è una cattedrale, dalle finestre dei piani superiori assicura effettivamente una bella vista sul cielo stellato. Ed il tutto si regge su un pregiudizio, simile a quello razzista o sessista, il pregiudizio antropocentrico, che giustifica la diversa considerazione degli interessi su base di specie. La scala dei valori è stata completamente ribaltata, conformemente alle esigenze umane, fino al punto di attribuire diverso valore alla sofferenza a seconda del grado di “razionalità” di chi la prova, senza minimamente considerare il fatto che sentimenti e sensazioni come dolore, paura, istinto ed interesse alla sopravvivenza, terrore, percezione della vita e della morte, non sono affatto connessi alla “ragione”, ma semmai alla sensibilità, propria degli altri animali così come dell’animale umano. A dire la verità, comunque, non è neanche propriamente la razionalità ad essere portata come principio discriminante, ma la mera appartenenza di specie.

Prendiamo in analisi il caso di un uomo portatore di un handicap tale da renderlo privo di capacità razionali, ma non di sensibilità. Ragionando in modo laico, coerentemente con l’assunto che la razionalità sia il principio che stabilisce il valore della vita, della morte e della sofferenza, l’individuo in questione dovrebbe essere considerato (e di conseguenza trattato) alla stregua di un animale-non-umano, ovvero come un potenziale mezzo che consenta ai cosiddetti “esseri razionali” di conseguire i propri fini. Il fatto che ciò (fortunatamente) non avvenga, rivela un’evidente contraddizione. L’opposta valutazione che spinge in un caso ad infliggere e nell’altro a evitare la sofferenza, non è forse il sintomo di un atteggiamento schizofrenico? Perché non si ha il coraggio di mettere in discussione i principi che lo ispirano, invece di elevarli a verità assolute e indiscutibili? Se lo si facesse, forse un gesto come il mio risulterebbe non solo comprensibile, ma addirittura doveroso ed inevitabile.

Io ho visto la sofferenza negli occhi di quegli animali, questo è stato il motore del mio gesto. La pietas, uno dei più nobili fra tutti i sentimenti. Ho portato una serie di ragioni perfettamente in grado di essere capite. Voi avete la facoltà di stabilire se restituire la dignità ad un essere senziente sia o meno un gesto criminale, ma prima che possiate decidere se volervi prendere questa responsabilità, voglio appellarmi al vostro buon senso, vorrei che voi provaste a chiedervi: siete fino in fondo sicuri di avere il diritto di farlo? E siete certi di poter soprassedere su quanto sopra detto?

…E siete disposti a prendervi la responsabilità di riconoscere la tortura e di condannare la compassione e l’empatia? (fonte: Veggie Pride)

Botti di Capodanno: consigli LAV per salvaguardare gli animali

Mancano ormai pochissime ore al Capodanno e molte persone si apprestano a festeggiare l’arrivo del 2009 con i tradizionali “botti”, ignorando, o decidendo di ignorarne la pericolosità e l’effetto, potenzialmente letale, che questi possono avere sugli animali.

A rischio per le conseguenze dei botti, ma anche dei colpi di arma da fuoco e fuochi d’artificio, sono soprattutto i cani, ma anche i gatti e tutti gli atri animali, sia domestici che selvatici. Gli animali, infatti, hanno l’udito molto più sviluppato di quello umano e i forti rumori li gettano letteralmente nel panico, inducendoli a reazioni istintive e incontrollate come gettarsi nel vuoto, divincolarsi follemente per strappare la catena, scavalcare recinzioni e fuggire in strada, mettendo seriamente a repentaglio la loro incolumità e quella degli altri.

“Ogni anno aumentano vertiginosamente gli ingressi nei canili a ridosso della notte di S. Silvestro – ricorda Ilaria Innocenti del settore Cani e gatti della LAV – soprattutto di cani e gatti investiti dalle automobili. Ma sono tantissime anche le segnalazioni di cani smarriti, così come purtroppo moltissimi sono anche gli animali morti in seguito alla fuga dovuta al panico che si scatena in loro a seguito delle esplosioni”.

“Anche per gli animali selvatici la mezzanotte dell’ultimo dell’anno è un momento d’inferno – dichiara Massimo Vitturi, responsabile Caccia e fauna selvatica, della LAV – soprattutto per quelli che vivono all’interno o nei pressi delle aree urbanizzate, quindi in particolare dagli uccelli”.

Nelle ore in cui vengono fatti brillare i botti gli uccelli riposano sui posatoi notturni, spesso in colonie molto numerose. Le improvvise detonazioni determinano in loro reazioni istintive di fuga le quali, unite alla mancanza di visibilità, causano la morte di molti di essi, soprattutto per eventi traumatici, derivanti dallo scontro in volo con strutture urbane (case, lampioni, automobili, ecc.).

La LAV rivolge quindi un appello a tutti i cittadini affinché rinuncino ai botti di fine anno e prendano ogni precauzione per proteggere gli animali, e suggerisce alcuni consigli pratici:

• non lasciare che il cane o il gatto affrontino in solitudine le loro paure e togliere dalla loro portata ogni oggetto con cui urtando potrebbero procurarsi ferite;
• evitare di lasciarli all’aperto: la paura fa compiere loro gesti imprevedibili quali la fuga;
• non lasciarli sul balcone perché potrebbero gettarsi nel vuoto;
• non tenere i cani legati alla catena perché potrebbero strangolarsi;
• dotarli di tutti gli elementi identificativi possibili (microchip, medaglietta con numero di telefono, ecc.).
• Se si nascondono in un luogo della casa, lasciarli lì, considerano sicuro il loro rifugio.
• Cercare di minimizzare l’effetto dei botti tenendo accese radio o TV.
• Prestare attenzione anche agli animali in gabbia, e non lasciarli sui balconi.
• Nei casi di animali anziani, cardiopatici e/o particolarmente sensibili allo stress provocato dai rumori rivolgersi con anticipo al proprio veterinario di fiducia.
• Se l’animale scompare presentare subito una denuncia di smarrimento alla Polizia Municipale o al Servizio Veterinario della ASL (leggi: cosa fare in caso di smarrimento)

“Per non nuocere agli animali selvatici – conclude Massimo Vitturi – è indispensabile far scoppiare i botti lontano da alberi e da altre strutture che possano fungere da posatoi notturni per gli uccelli. Meglio, infine, se a scoppiare fossero solamente i tappi dello spumante, poco rumorosi ma molto più beneauguranti dei pericolosissimi botti che ogni anno causano decine di vittime anche tra le persone”.

I botti di Capodanno terrorizzano gli animali

La LAV invita tutti a riflettere sugli effetti che i botti e gli scoppi hanno sugli animali di casa e sugli uccelli. I rumori improvvisi spaventano chiunque. Gli umani se ne fanno una ragione. Cani, gatti e altri animali no. Il susseguirsi di fragori, provenienti da direzioni diverse e di differente intensità, provoca in loro il panico. E le conseguenze sono inconsulte e imprevedibili. Gli animali terrorizzati cercano di nascondersi, di fuggire, di salvarsi. Finiscono sotto le auto, strangolati dalle loro catene, o si lanciano dal balcone. O si perdono, per sempre. Quelli anziani, malati o già soggetti a stress da rumore, possono morire di paura.
Il miglior modo di tutelare i nostri amici a quattro zampe sarebbe che tutti i cittadini rinunciassero alla pericolosa e dispendiosa tradizione di festeggiare gareggiando nell’intensità del rumore causato. L’abitudine, nonostante gli incidenti registrati ogni anno, è dura da mutare.
Ma chi vive con un cane o un gatto può adottare alcuni accorgimenti per diminuire i rischi. Primo tra tutti, non lasciare i cani da soli, e assolutamente non all’aperto o sul balcone. E mai legati. In ogni caso dotatarli di tutti gli elementi identificativi, se si perdono almeno ci saranno delle possibilità di trovarli. Se i gatti si nascondono in casa, meglio lasciarli nel rifugio che hanno individuato. Radio e televisione accese mimetizzano il fragore dei botti e danno un senso di ‘normalità’. Il veterinario saprà consigliare qualche preparazione tranquillizzante per i più paurosi o anziani.
Anche gli animali selvatici che vivono nei pressi dei centri urbani soffrono il putiferio di Capodanno: gli uccelli si alzano istintivamente in volo per fuggire e, a causa del buio e del panico, vanno a sbattere contro edifici e strutture urbane. Molti purtroppo muoiono sul colpo o poco dopo, a causa dei traumi subiti.(fonte: LAV.it).

Io in questi anni ho perduto tre gatti e il mio amico Panda ogni anno rischia di morire dalla paura; Daisy si difende spontaneamente cadendo in una sorta di catalessi (non si muove fino all’indomani).
robertozarcone

Ecco l'elenco di chi è contro di noi!

Ricevo dalla LAC (Lega Abolizione Caccia), il documento che indica l’elenco dei Parlamentari di questa Legislatura, amici della caccia e naturalmente, in quanto parlamentari, promotori di tutte le iniziative possibili e immaginabili a favore della caccia; pertanto questo è l’elenco dei veri nemici nostri e dei nostri A-mici.
robertozarcone

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Gatto lasciato morire in casa: condannato responsabile

21/11/2008
Tre mesi di reclusione per uccisione di animali ai sensi dell’articolo 544 bis del Codice penale: questa la condanna inflitta dal Tribunale penale di Roma a un uomo ritenuto colpevole di aver abbandonato il suo gatto chiuso nell’appartamento con il caldo torrido di agosto, senza cibo né acqua, senza curarsi della sorte atroce che avrebbe avuto l’animale, lasciandolo morire. Il Giudice Ramazzi ha condannato l’uomo, anche a risarcire i danni in favore della LAV, costituitasi parte civile, assistita dall’avvocato Luigi Viglione, e a pagare le spese legali.

La terribile vicenda risale all’estate del 2005. I vicini di casa, accortisi della presenza del felino per i continui miagolii, rintracciarono il proprietario (tutor) chiedendo spiegazioni. L’uomo, che inizialmente aveva comunicato il suo ritorno il giorno stesso, successivamente dichiarò di essere in vacanza e di non voler rientrare per occuparsi del gatto.

Quando finalmente le Forze dell’Ordine entrarono nell’appartamento, una piccola mansarda arroventata dal sole, il gatto era disteso sul pavimento ancora agonizzante, estremamente sofferente, disidratato e dimagrito. Nonostante le cure veterinarie prestate, il gatto morì la notte stessa a causa della estrema disidratazione.

“Gli animali domestici che abitano le nostre case necessitano di assistenza, acqua e cibo, spazi adeguati e affetto sincero come ogni essere vivente: la loro vita dipende da coloro che decidono di ospitarli in casa e questa scelta è un’assunzione di responsabilità, ogni giorno dell’anno: una considerazione che può sembrare ovvia, ma i frequenti casi di abbandono di animali, in casa, nell’automobile o per strada, dimostrano che il rispetto dei diritti degli animali non è ancora patrimonio di tutti – dichiara Gianluca Felicetti, presidente della LAV – Questa condanna è importante, ottenuta grazie alla riforma del Codice penale introdotta nel 2004 dalla legge 189 in materia di maltrattamenti e uccisione di animali, e ci auguriamo possa scoraggiare comportamenti tanto superficiali ma colpevoli da arrecare danno alla vita altrui”.(fonte: LAV.it).

Io dico che è troppo poco. L’obiettivo che dobbiamo raggiungere è quello di veder inflitte le pene a prescindere dal “valore” della vittima; si, avete capito bene, … dal valore della vittima perchè, si continua a considerare il mondo animale, di serie B (cioè assimilabile alle cose), motivo per cui, anche la pena è irrisoria, come la vita stessa dei nostri A-mici. E’ vero che bisogna accontentarci dei traguardi raggiunti ma, è pur vero che bisogna insistere con le petizioni e con tutte le iniziative a favore degli animali per poterli considerare un giorno esseri viventi, al pari di noi e pertanto degni di essere tutelati in pieno, nei loro diritti di esseri viventi.
robertozarcone

ANIMALI: TAR, SI' A TEST SU SUINI PER CHIRURGIA ROBOTICA

ROMA

(ANSA) – ROMA, 3 nov – Legittimamente il ministero della Salute ha consentito “il sacrificio” degli animali “in luogo degli esseri umani” per la sperimentazione del professor Pier Cristoforo Giulianotti, primario di chirurgia dell’ospedale Misericordia di Grosseto. Con questa motivazione il Tar del Lazio ha respinto il ricorso con cui la Lega anti vivisezione contestava il provvedimento che ha autorizzato a riprendere e continuare la sperimentazione di nuove tecnologie di chirurgia robotica per un triennio con l’utilizzo di 30 suini l’anno.
Partendo dal fatto che la legge “in coerenza con le opportunità offerte dallo sviluppo della tecnologia – si legge nella sentenza – limita l’utilizzazione degli animali ai soli casi nei quali risulti accertata l’impossibilità di seguire metodi alternativi, evitando inutili ripetizioni degli esperimenti”, il Tar ha ritenuto dimostrato che “l’unica alternativa possibile sarebbe stata disporre l’esercitazione sugli esseri umani viventi”.
“In tale direzione – scrive il Tar – non essendo qui stati denunciati particolari profili di crudeltà, di gratuita strumentalizzazione, appare nel caso esistente il requisito dell’indispensabilità infungibile per l’utilizzo degli animali in considerazione del fatto che si trattava di utilizzare tecniche di chirurgia robotica e laparoscopica in anestesia totale”. (ANSA) (fonte: LAV.it).

Ho partecipato attivamente alla stesura di un documento scientifico che potesse servire alla LAV per presentare il ricorso al TAR; quello che leggete nell’agenzia ANSA, è quanto è stato espresso dal TAR; si farà naturalmente ricorso al Consiglio di Stato. Devo dirvi con la massima sincerità che, ho naturalmente sperato in una sentenza a noi favorevole ma, la realtà che ci circonda, mi ha fatto immaginare un risultato negativo, sin dal primo momento; d’altro canto noi animalisti, siamo troppo abituati all’arroganza irriducibile di chi continua a considerare, in assonanza con le leggi vigenti, il mondo animale nè più nè meno che “materiale” da usare a proprio piacimento. Naturalmente io non rinuncerò mai all’obiettivo che mi sono posto di vedere ridimensionata la ormai troppo imperante crudeltà dei così detti esseri umani.
robertozarcone

Vergogna cinese

Mi auguro che la Cina non sia soltanto quella del filmato che potete vedere cliccando sul link che riporto in calce. Vorrei vivamente che quello che si prova visionando il filmato, non rimanga solo pochi istanti nel nostro animo ma, rappresenti un momento di ribellione che possa essere una forza vera per opporci realmente a tutto ciò, … in tutti i modi possibili.
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robertozarcone

Meglio adottarmi che comprarmi

Nel forum, alla sezione dedicata a “I vostri A-mici”, ho messo un allegato molto interessante che dovrebbe farci riflettere tutti.
robertozarcone

San Valentino con la LAV

Vuoi festeggiare San Valentino in modo speciale? Sei alla ricerca di un regalo davvero prezioso e importante?  Allora scegli l'adozione a distanza: un gesto d'amore in un giorno d'amore 

Regala al tuo lui o alla tua lei l'adozione a distanza di uno degli animali presi in cura dalla LAV: Matilde, Billy e Penna Bianca, tre dei cani salvati dai combattimenti e affidati alla LAV, oppure Lucky Day, Gigio e Tita, tre cavalli sottratti ai maltrattamenti.

 

E' facile e veloce: puoi farlo direttamente on line!

 Matilde, Billy, Penna Bianca, Lucky Day, Gigio e Tita, aspettano il tuo gesto d'amore!

 

 

Scopri tutti i dettagli alla pagina: Iniziative in corso

Buon San Valentino dalla LAV!

Mi rendo conto che iniziative del genere siano limitatissime per soddisfare in pieno il desiderio di tutti coloro che amano e vogliono in tutti i modi aiutare i nostri A-mici; naturalmente un grande encomio alla LAV e a chi non desiste mai da tali nobili iniziatve.

robertozarcone 

Benessere animali: più controlli sulle strade

5870_trasporti_vitello_big.jpgDa oggi chi trasporta animali vivi privo della nuova "patente sul benessere degli animali" (certificazione di idoneità per i conducenti) è punito con una sanzione fino a 4.500 Euro. Il "certificato di idoneità" è uno dei nuovi adempimenti previsti dall'Unione Europea con il Regolamento 1/2005 sulla protezione degli animali durante il trasporto, al fine di migliore le gravi condizioni di viaggio degli animali vivi ed è una vera e propria "patente" del benessere degli animali che i conducenti devono avere obbligatoriamente per effettuare il trasporto degli animali.

Il Regolamento 1/2005 prevede, infatti, che i conducenti dei mezzi adibiti al trasporto di animali vivi, italiani e comunitari, debbano possedere adeguate conoscenze relative all'accudimento degli animali, saper valutare lo stress durante il trasporto e decidere le prime cure di emergenza in caso di condizioni di malessere degli stessi.

Il "certificato di idoneità" rappresenta quindi uno degli adempimenti previsti dal legislatore comunitario per fare fronte alle tante sofferenze cui gli animali sono sottoposti nel corso dei lunghi viaggi, che possono durare anche alcuni giorni, in condizioni indescrivibili di grave sovraffollamento, esposti a temperature torride o fredde, a seconda della stagione, e molto spesso senza ricevere adeguato trattamento e soste.

"L'Italia è in ritardo con l'applicazione della disciplina comunitaria e con l'emanazione di questi Certificati di idoneità, pur essendone nota la scadenza fin dal 2004 – dichiara Roberto Bennati Vicepresidente LAV – ancora una volta questo ritardo si traduce in gravi violazioni alle norme comunitarie, oltre che del benessere degli animali e della sensibilità dei cittadini, e rappresenta un grande regalo alle industrie della macellazione, che in questi mesi hanno sfruttato gravemente la mancanza di applicazione delle norme sul trasporto nel nostro Paese".

"Siamo a conoscenza che molti trasportatori nazionali e comunitari non hanno ancora conseguito il Certificato di Idoneità e quindi effettueranno dei trasporti illegali – prosegue Bennati – chiediamo perciò alle Forze dell'Ordine adibite al controllo su strada e a tutte le Autorità veterinarie del nostro Paese di rafforzare i controlli al fine di sanzionare violazioni e accertare che il benessere degli animali possa trovare una necessaria e fondamentale applicazione, come più volte rilevato in diversi ambiti anche dalle Istituzioni comunitarie". (fonte: LAV.it)

La cosa triste è che aldilà delle idoneità dei trasporti, continua imperterrita la perversa logica umana dei viaggi della morte.

robertozarcone

FESTA DEL GATTO NERO A ROMA, E' UN VERO AMICO

757995022f33444cac59e9a9dd39333c.jpgROMA – Festa del gatto nero e per di più proprio il 17. "Gatto nero amico vero", è il titolo della manifestazione organizzata dall'Associazione romana Cura Animali ed Ambiente e patrocinata dall'ufficio diritti animali del Comune di Roma per sensibilizzare i romani all'adozione e alle problematiche legate ai sempre bistrattati gatti neri, che si è svolta nella colonia felina nel sito archeologico della Piramide Cestia. "E se oggi è 17 – ha spiegato Matilde Talli, dell'Arca – possiamo dire che non è un caso, abbiamo sfidato la sorte per richiamare l'attenzione sulla discriminazione dei gatti neri".

La conduttrice televisiva Licia Colò ha premiato con un attestato di riconoscimento, 'Amico dei gatti neri', le sette storie più belle "su abbandoni, ritrovamenti, adozioni, storie di gatti neri e dei loro padroni (tutors o amici tutors)". Tra queste quella di Filippo, un gatto nero trovato in un parcheggio vicino ad una cornacchia, adottato dalla cantante Giorgia. "I gatti neri portano fortuna, li guardi negli occhi e te ne innamori", ha detto la madre di Giorgia ritirando l'attestato. "Oltre ai gatti neri – ha detto Talli – molti cani neri non trovano casa. Al canile della Muratella, su circa 600 cani, 272 sono neri e abbiamo difficoltà a trovare un padrone (tutor o amico tutor)".

I gatti della Piramide Cestia, sornioni, hanno ospitato nella loro casa molti cittadini, tra gli stand di adozione ed il mercatino gattofilo. Non mancava Bodyguard, la mascotte della colonia, un gatto nero che per anni ha guidato Rosso, un gattino cieco.(fonte: Ansa.it)

Da oggi, per rispetto e per amore verso il mondo degli esseri viventi, ho deciso di riportare a fianco di ogni terminologia impropria, un modo corretto di esprimersi verso i nostri Amici.

roberto zarcone 


 

febbraio: 2012
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