La vaccinazione contro il Papillomavirus permette di evitare in misura consistente i risultati anomali del Pap test. L’hanno dimostrato dati presentati al meeting della Società di oncologia ginecologica statunitense di questo mese a Tampa. In donne vaccinate con il Gardasil si è dimostrata, oltre tre anni dopo l’immunizzazione, una riduzione del 43% rispetto alle non vaccinate dei risultati citologici anomali relativi alle alterazioni pre-cancerose costituite dalle lesioni intraepiteliali squamose di grado elevato. E non è l’unica delle evidenze favorevoli, emerse dall’insieme dei tre trial riferiti che hanno riguardato più di 18.000 donne, tra 16 e 26 anni d’età, di Stati Uniti, Europa e Asia. Il vaccino ha infatti ridotto del 16-35% altre risultati anomali del Pap test comprese alterazioni pre-maligne di grado minore; inoltre nelle donne vaccinate si è osservata una diminuzione fino del 42% rispetto alle non vaccinate del ricorso a indagini invasive cioè a biopsie cervicali. Il Gardasil è entrato in uso per combattere ceppi di HPV che causano il 70% dei tumori della cervice e più del 90% dei condilomi genitali; la sua capacità di prevenire il cancro si potrà acccertare definitivamente con il passare degli anni. In aggiunta, si dimostra comunque in grado di far risparmiare a moltissime donne diagnosi di anomalie citologiche o alterazioni maligne che possono comportare altri esami, fino alla chirurgia. Il risparmio è anche economico: negli Stati Uniti per esempio le donne da 14 a 59 anni infettate dall’HPV sarebbero quasi 25 milioni e il costo annuale di screening e trattamento per i risultati cervicali anomali è valutato in circa quattro miliardi di dollari.
(Meeting of the Society of Ginecological Oncologists, 10 marzo, Tampa) (fonte: Vaccinare33)

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