Archive for giugno, 2009

Veggie Pride

PRESIDIO PER LA LIBERAZIONE ANIMALE
GIOVEDI’ 25 GIUGNO
ore 10 MILANO P.ZZA CADORNA
ore 15 via OLONA (di fronte al supermercato PAM)
Gli animali sono oggetti, liberarli è una rapina…

Questa è la storia dell’incontro fra una cena e una persona.

L’11 ottobre 2007, sulla ghiacciaia del pam di via Olona di Milano, sotto gli occhi di tutti, qualcuno agonizzava. Agonizzava da giorni. Il corpo gelato, i sensi annebbiati dal freddo. Agonizzava senza sapere perchè. Agonizzava e aveva paura.
Sdraiata su una ghiacciaia, una cena conosceva il terrore, il dolore, la nostalgia… Quella cena, in silenzio, urlava… Quella cena che sognava il mare…
Un continuo rumore copriva quel grido silenzioso e disperato, rendendo quel qualcuno cena silenziosa.
Ma ascoltando per un attimo il silenzio, era impossibile sottrarsi alle urla inascoltate di una cena, che in silenzio piangeva.
Quel giorno, una cena e una persona si guardavano e si ascoltavano. E poi correvano, insieme, verso il sogno di chi era nato astice ed era stato trasformato in cena. Verso il sogno di chi, sognando, piangeva.
Ma una ragazza ora correva fuori da un supermercato con in mano una cena!
L’uomo saltava giù dal camion e bloccava quella ladra di cene costosissime. Chiamava la polizia, per fermare definitivamente quella criminale.
Quella sera, mentre una ladra veniva arrestata per rapina, una cena cuoceva…

Giovedì 5 marzo, avrebbe dovuto avere luogo l’udienza di dibattimento del processo per rapina, in cui avrebbe dovuto essere letta la lettera di rivendicazione che incolliamo qui sotto. All’ultimo momento però l’udienza è stata rimandata al 25 giugno. Abbiamo comunque deciso di cogliere quest’occasione, per poter urlare che un animale non è una cena e che una liberazione non è una rapina.

Giovedì 25 giugno avrà luogo l’udienza di dibattimento. Contemporaneamente, si svolgerà un presidio per la liberazione animale:

Ognuno sarà il benvenuto, ma ci piacerebbe non avere sigle o bandiere, per dire ciò che
profondamente sentiamo come persone.

Intanto, nel tribunale dei minori di Milano, verrà letta la rivendicazione che incolliamo qui sotto.

LETTERA DI UN ASTICE AD UN GIUDICE
UNO DEI MILIONI… PROPRIO UNO… PROPRIO LUI…

Immaginate per un attimo di essere sdraiati in una scatola di vetro, a pancia in giù sul ghiaccio, con mani e piedi legati e un pezzo di nastro adesivo sulla bocca. E’ ormai una giornata che siete in quella posizione, o forse cinque minuti, in effetti vi è difficile dirlo con precisione. Siete legati in mezzo a centinaia di giganteschi pacchetti di tetrapack, sacchetti di plastica, bottiglie di lemonsoda, elastici e spazzole per capelli. Centinaia di persone si muovono intorno a voi. Vi guardano, ma sembrano non vedervi, prese a saltare da uno scaffale all’altro, come tutte spinte da uno stesso impulso perverso a voi sconosciuto. Quante ore, o giorni, o minuti saranno passati? qualcuno si ferma, vi osserva, dice qualcosa in una lingua incomprensibile. Un’altra voce risponde da dietro la vostra testa, che è ormai talmente infreddolita da non pensare nemmeno di poterla provare a girare. Da quanti anni, o giorni, siete chiusi lì dentro? ogni secondo dura un minuto, ogni minuto un’ora, mentre contate il tempo secondo dopo secondo, e ad ogni secondo vi chiedete quanti altri ne dovranno seguire. Un guanto enorme si protende verso di voi, vi solleva. La prima voce parla un’altra volta e voi vi ritrovate di nuovo con la pancia sul ghiaccio. Qualcuno di fianco a voi viene sollevato a sua volta e chiuso in un pacchetto di cellofan. Due persone, mentre scelgono le patatine fritte nello scaffale vicino al vostro, guardano la scena come fosse la cosa più normale del mondo. Tutti intorno a voi si comportano come se lo fosse.

Voi li guardate senza capirli e vi chiedete perché siete chiusi lì dentro… e forse è un bene che di questa domanda non possiate conoscere la risposta…

Io vivevo nel buco di uno scoglio (forse questa frase avrei dovuto interromperla a “io vivevo”), levigato dalle onde del mare. Conoscevo perfettamente il mio fondale e sapevo che ogni onda avrebbe portato qualcosa di diverso e di nuovo. Me ne stavo lì, per giornate intere sulla mia roccia, a sentire il risucchio delle onde sul mio corpo immobile.

Non so come abbia fatto a ritrovarmi catapultato all’inferno, è stato un attimo, quello che mi ricordo è solo il fondo del mare, e poi decine, centinaia di pesci schiacciarsi e contorcersi sulla mia schiena e sotto la mia pancia. L’acqua che scendeva, sempre di più, trascinandoci verso il basso, lasciandoci soffocare sempre più schiacciati l’uno sopra l’altro in balia della forza di gravità, ammucchiati come una catasta di legna. Avevo paura, non capivo. All’improvviso siamo precipitati su un piano duro e asciutto. Vedevo tutti morire soffocati, in preda alle convulsioni.

Poi mi sono sentito sollevare, qualcosa di stretto e doloroso mi costringeva le chele. Io non capivo, non sapevo cosa stesse succedendo, tuttora non so cosa sia successo né cosa succeda. Non so come né perchè mi sia ritrovato all’inferno. Il mio corpo è atrofizzato dal ghiaccio. Fatico a muovere le zampe. Un dolore costante e logorante mi stringe la testa e non mi lascia un solo istante di tregua. Mi chiedo perchè, mi chiedo cosa sia il posto in cui mi trovo. Dove sono le onde del mare? Mi chiedo da quanto tempo mi trovo qui e quanto ancora ne dovrà passare. Mi chiedo se sarà questo il posto in cui dovrò morire o cosa ancora mi aspetti. e intanto aspetto, aspetto rassegnato, secondo dopo secondo. Conto il tempo, senza lasciar passare un solo secondo senza chiedermi come e perchè sia stato strappato al mio mare e se mai potrò rivederlo.

E grido in silenzio, perchè voi non la potete sentire la mia voce straziata. E imploro chi di voi ha un cuore di riportarmi a casa.

Un astice dei milioni… proprio uno… proprio io..

In questo processo ci sono due parti in causa: una si deve difendere dall’accusa di rapina, l’altra è quella che accusa. Ogni anno migliaia di astici muoiono bolliti vivi, miliardi di animali vengono torturati uccisi per soddisfare il nostro palato. Al mondo esistono milioni di lager, in cui gli animali non sono che numeri, fatti nascere al solo scopo di essere sfruttati e uccisi, considerati alla stregua di macchine che convertono i mangimi in carne, latte, uova, pellicce, risultati di esperimenti.

Trovo ai limiti dell’assurdo che in questo processo sia io a trovarmi al banco degli imputati, per questo motivo ho voluto con la presente lettera chiamare a testimoniare la vera vittima di tutta la vicenda, l’unico testimone che credo meriti veramente di essere ascoltato. Purtroppo ho dovuto usare sentimenti, parole, sensazioni e pensieri umani per provare a rendere vagamente l’idea della profonda angoscia e del dolore provati dall’animale, e dell’insensatezza della diffusa convinzione che chi ne è responsabile sia nel giusto. E’ evidente che si tratti di un espediente letterario e sono consapevole del fatto che l’astice non possa aver provato tali sensazioni così come descritte, ma era l’unico modo per rendere l’idea avvicinandosene il più possibile. So comunque di non essere riuscita nel mio scopo, tuttavia non avrei potuto in alcun modo farlo. Si tratta di situazioni che chi ha vissuto non potrà mai raccontare e da chi non sono state vissute non potranno mai essere comprese… mai sul serio… mai fino in fondo… Tuttavia è sufficiente guardare un animale negli occhi per capire che dietro ad ognuno di loro, così come ad ognuno di noi, si trova un intero mondo, un mondo che nessuno ha il diritto di distruggere deliberatamente.

Considero questo processo un’occasione per provare a dare voce a tutti coloro le cui grida straziate non fanno che rimbalzare contro un muro di silenzio. Ritengo necessario non rinnegare quelle che sono state le vere ragioni del mio gesto per fermarci tutti un attimo a riflettere su cose erroneamente date per scontate, io con voi.

Il grattacielo in cui viviamo, la cui cantina è un mattatoio e il cui tetto è una cattedrale, dalle finestre dei piani superiori assicura effettivamente una bella vista sul cielo stellato. Ed il tutto si regge su un pregiudizio, simile a quello razzista o sessista, il pregiudizio antropocentrico, che giustifica la diversa considerazione degli interessi su base di specie. La scala dei valori è stata completamente ribaltata, conformemente alle esigenze umane, fino al punto di attribuire diverso valore alla sofferenza a seconda del grado di “razionalità” di chi la prova, senza minimamente considerare il fatto che sentimenti e sensazioni come dolore, paura, istinto ed interesse alla sopravvivenza, terrore, percezione della vita e della morte, non sono affatto connessi alla “ragione”, ma semmai alla sensibilità, propria degli altri animali così come dell’animale umano. A dire la verità, comunque, non è neanche propriamente la razionalità ad essere portata come principio discriminante, ma la mera appartenenza di specie.

Prendiamo in analisi il caso di un uomo portatore di un handicap tale da renderlo privo di capacità razionali, ma non di sensibilità. Ragionando in modo laico, coerentemente con l’assunto che la razionalità sia il principio che stabilisce il valore della vita, della morte e della sofferenza, l’individuo in questione dovrebbe essere considerato (e di conseguenza trattato) alla stregua di un animale-non-umano, ovvero come un potenziale mezzo che consenta ai cosiddetti “esseri razionali” di conseguire i propri fini. Il fatto che ciò (fortunatamente) non avvenga, rivela un’evidente contraddizione. L’opposta valutazione che spinge in un caso ad infliggere e nell’altro a evitare la sofferenza, non è forse il sintomo di un atteggiamento schizofrenico? Perché non si ha il coraggio di mettere in discussione i principi che lo ispirano, invece di elevarli a verità assolute e indiscutibili? Se lo si facesse, forse un gesto come il mio risulterebbe non solo comprensibile, ma addirittura doveroso ed inevitabile.

Io ho visto la sofferenza negli occhi di quegli animali, questo è stato il motore del mio gesto. La pietas, uno dei più nobili fra tutti i sentimenti. Ho portato una serie di ragioni perfettamente in grado di essere capite. Voi avete la facoltà di stabilire se restituire la dignità ad un essere senziente sia o meno un gesto criminale, ma prima che possiate decidere se volervi prendere questa responsabilità, voglio appellarmi al vostro buon senso, vorrei che voi provaste a chiedervi: siete fino in fondo sicuri di avere il diritto di farlo? E siete certi di poter soprassedere su quanto sopra detto?

…E siete disposti a prendervi la responsabilità di riconoscere la tortura e di condannare la compassione e l’empatia? (fonte: Veggie Pride)

Tumori cervicali: test Hpv non migliora screening

L’aggiunta del test dell’Hpv alla citologia dei liquidi (LBC) non aumenta l’accuratezza dello screening dei tumori cervicali. Questo esame può anche rilevare lesioni non evidenti all’esame citologico, ma l’effetto aggiuntivo è limitato: la sua aggiunta di routine allo screening per i tumori cervicali quindi probabilmente non è conveniente, e non è raccomandata al momento. Vi sono stati già altri studi che hanno esaminato i benefici del test dell’Hpv in questo ambito, ma si tratta di studi basati sulla citologia convenzionale, mentre la LBC oggi è ampiamente utilizzata nelle zone sviluppate. Vi sono tuttavia dei potenziali vantaggi nell’uso del test dell’Hpv piuttosto che della citologia come singolo test di screening, come ad esempio una maggiore sensibilità e la possibilità di intervalli più prolungati, e pertanto i prossimi studi dovrebbero individuare il miglior modo di applicare questi test allo screening primario dei tumori cervicali. (Lancet Oncol online 2009, pubblicato il 17/6) (fonte: DoctorNews).

Sicurezza alimentare UE: sì ai metodi alternativi

“L’espressione ufficiale dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) verso i test su animali è un segnale fortemente positivo che fa sperare in un Europa volta alla tutela del benessere animale e umano”, questo il commento di Michela Kuan, biologa e responsabile LAV Vivisezione, alla notizia che l’ EFSA ha redatto un documento che sottolinea l’importanza di metodi di valutazione del rischio nel campo della sicurezza di alimenti e mangimi, che riducano al minimo l’impiego di animali a fini sperimentali, nonché le sofferenze a cui sono sottoposti durante le procedure, e si pone come scopo futuro la sostituzione degli animali per test applicati in questo campo di indagine.

Il parere del comitato scientifico dell’Autorità europea evidenzia come sia già possibile effettuare test tossicologici riducendo il numero di animali e il livello di sofferenza associato alla procedura, grazie ad un potenziamento dei metodi alternativi.

Il limite alla sostituzione totale, in questa area di studio, è dovuto al fatto che spesso il dato in vitro deve essere confermato in vivo, procedura che consente solo una riduzione del numero di animali utilizzati per necessità legali che vincolano il test stesso.

Un grosso freno alla validazione dei metodi alternativi, inoltre, è l’assenza di un campione omogeneo di raffronto dei dati provenienti dai test su animali, che danno una gamma di risultati troppo ampia e variabile, rallentando o invalidando metodi alternativi applicabili e predittivi.

“Anche gli esperimenti per testare la sicurezza degli alimenti devono sottostare alla Direttiva 86/609, attualmente in fase di revisione, che già nella forma vigente vede l’applicazione e il supporto dei metodi alternativi, principio troppo spesso non osservato”, prosegue Michela Kuan.

“Con l’entrata in vigore della nuova Direttiva ci auguriamo che il supporto dei metodi alternativi possa influenzare, nei fatti, la ricerca verso un approccio strettamente scientifico ed etico”, conclude Michela Kuan.

09.06.2009

Ufficio stampa LAV 06.4461325 – 329.0398535

Con 3 caffè al giorno effetto 'scudo' contro il cancro

Milano, 16 giu. (Adnkronos Salute) – Tre caffe al giorno per proteggersi dai tumori. L’espresso si ritaglia un posto d’onore nella dieta anti-cancro. A ‘sdoganarlo’ i ricercatori dell’Istituto farmacologico Mario Negri di Milano, che hanno approfondito con lunghi studi e revisioni sistematiche l’effetto protettivo della bevanda protagonista delle colazioni e delle ‘pause-lavoro’ degli italiani. Risultato: “Da un’accurata revisione della letteratura, il caffè sembra avere un effetto protettivo sul rischio di alcuni tumori dell’apparato digerente, come il tumore del colon e del fegato”, riepiloga oggi durante un incontro a Milano Alessandra Tavani, capo del Laboratorio di epidemiologia delle malattie croniche all’istituto di via La Masa. E’ proprio uno studio italiano, basato su 2.166 casi di tumore del colon, ad aver mostrato come il consumo di caffè si associ a un ridotto rischio di cancro. “Oltre alla presenza di antiossidanti e sostanze antimutageniche – argomenta Tavani – nel colon il caffè riduce la secrezione di colesterolo e acidi biliari, stimola la secrezione di steroli neutri e aumenta la motilità”. Quanto al fegato, prosegue l’esperta, il consumo di caffè è inversamente associato al rischio di cirrosi epatica, importante fattore di rischio del tumore. Non solo: contiene anche due sostanze, kahweolo e cafestolo, protettive per il fegato. Che sia moka o espresso, miscela arabica o liberica, poco importa, spiegano gli esperti del Mario Negri che, con l’Istituto nazionale per la ricerca sull’alimentazione e nutrizione (Inran), hanno curato un libretto informativo su ‘Caffè e tumori’. A berlo sono 2 italiani su 3, e la dose consigliata dagli esperti è massimo 3 tazze al giorno, equivalenti a 300 mg di caffeina totale. “Il caffè è soprattutto alleato delle donne – aggiunge Carlo La Vecchia, capo del Dipartimento di epidemiologia dell’Istituto Mario Negri – con i suoi effetti protettivi nei confronti del tumore dell’endometrio”, la mucosa che riveste internamente l’utero. Uno studio, condotto a partire dal 2000 su 450 casi e oltre 900 controlli da un gruppo di ricercatori dell’università degli Studi di Milano, di due centri di riferimento oncologici (Aviano e Napoli) e del Mario Negri, ha documentato un rischio ridotto fino al 50% nelle forti bevitrici di caffè (più di 4 tazze). Stesso esito hanno avuto le revisioni sistematiche di precedenti studi. Il segreto, conclude La Vecchia, è “negli effetti favorevoli che il caffè esercita sul metabolismo degli estrogeni (riducendoli), sui livelli di insulina e sui fattori di crescita legati all’insulina. Proprietà confermate anche dal fatto che la frequenza del diabete è ridotta nei consumatori di caffè”. (fonte: univadis).

Hpv: trasmissione verticale poco probabile

La trasmissione verticale dell’infezione da Hpv è decisamente poco comune, e la persistenza dell’infezione nel neonato è da considerarsi rara. Precedenti studi sulla possibilità della trasmissione del virus dalla madre al bambino verticalmente o orizzontalmente avevano portato a risultati conflittuali. E’ stato tuttavia dimostrato che il rilevamento dell’Hpv nella madre in una visita post-parto è un fattore determinante di infezione nel bambino molto più forte del suo rilevamento durante la gravidanza, il che suggerisce che la trasmissione orizzontale del virus sia molto più probabile di quella verticale. Rimane da accertare se questa via di trasmissione ed acquisizione dell’Hpv possa avere un impatto in diverse aree, fra cui strategie vaccinali, studi epidemiologici e gestione clinica dei bambini con malattie associate a questo virus. (BMC Infect Dis online 2009, pubblicato il 9/6) (fonte: DoctorNews).

Fumo di sigaretta, dislipidemie e coronaropatie

Il fumo di sigaretta intensifica l’impatto negativo delle dislipidemie sulle coronaropatie. Studi precedenti avevano già suggerito questa possibilità, ma i dati in merito finora sono stati poco costanti. Mentre però i dati recenti hanno confermato questa correlazione oltre ogni ragionevole dubbio, essi hanno anche sorprendentemente dimostrato la mancanza di un’interazione fra fumo e dislipidemie per quanto riguarda il loro effetto sul rischio di ictus ischemico, il che è un dato inaspettato in quanto la fisiopatologia di quest’ultimo è parzialmente simile a quella delle coronaropatie. Il fumo comunque esacerba l’associazione fra colesterolo totale e rischio di coronaropatie, e mitiga gli effetti protettivi del colesterolo HDL sul rischio coronarico. I probabili benefici degli interventi mirati verso uno o entrambi questi fattori di rischio dunque sarebbero probabilmente maggiori del previsto. (Heart. 2009; 95: 909-16) (fonte: DoctorNews).


 

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