Fumo attivo e passivo come fattori di rischio cardiovascolare

Senza nome.bmpIl fumo è considerato uno dei fattori di rischio indipendenti più significativo per malattie cardiovascolari soprattutto nella popolazione di età meno avanzata, quella con minore comorbilità, quindi con meno incidenza di diabete mellito, ipertensione arteriosa, dislipidemia. Numerose sono ormai le segnalazioni e gli studi che confermano inequivocabilmente come il fumo attivo, e la quantità di sigarette in maniera proporzionale, rappresenti un importante elemento di danno cardiovascolare con molteplici meccanismi (danno endoteliale, aumentata aggregabilità piastrinica, stimolazione simpatica, sviluppo di aterosclerosi) e che la sua sospensione comporti una significativa riduzione del rischio nel periodo di alcuni mesi. Al contrario, sebbene il fumo passivo (quello relativo a soggetti non fumatori che sono a contatto frequente con fumatori per motivi familiari, di lavoro o nel tempo libero) sia ormai ampiamente ritenuto un forte fattore di rischio per patologia respiratoria in generale e in maniera più specifica per tumore del polmone. Non sono altrettanto numerosi in letteratura gli studi che confermano come questo sia un indice di rischio importante anche per le malattie cardiovascolari. E' comunque già stato segnalato che gli effetti acuti e cronici nocivi e causa di danno vascolare sono fondamentalmente gli stessi del fumo attivo, in misura forse lievemente meno marcata e con un'evidenza di regressione più rapida nel tempo dopo cessazione all'esposizione. Già in un report del 1997 veniva segnalato come l'eccesso di rischio per cardiopatia ischemica per tutte l'età legato al fumo di 20 sigarette al dì era del 100% mentre l'esposizione passiva al fumo comporta un eccesso di rischio del 30%.

Uno studio italiano su IMA e fumo passivo
Un interessante contributo sull'argomento viene da un gruppo di studio italiano dell'Università di Torino che ha svolto un'ampia indagine nella regione Piemonte, che evidenzia una riduzione significativa del numero di ricoveri ospedalieri per infarto miocardico acuto (IMA) nel periodo subito successivo all'introduzione in Italia della legge che proibisce il fumo nei locali pubblici (gennaio 2005). Ponendo a confronto due periodi analoghi a cavallo dell'introduzione della legge (febbraio-giugno 2004, febbraio-giugno 2005) si è osservata una riduzione dell'11% complessiva del numero di ricoveri per infarto miocardio (922 vs 832) in una popolazione al di sotto di 60 anni di età, che contrasta in maniera evidente con un trend costantemente in ascesa negli anni 2001-2003 e con una non altrettanto evidente riduzione nella popolazione di età più avanzata. Il calo significativo nel gruppo di individui con età inferiore confermerebbe secondo gli Autori che tale riduzione è legata all'introduzione della legge antifumo, in quanto in tale popolazione proprio il fumo rappresenta come già detto il fattore di rischio cardiovascolare più rilevante e che questa è più rappresentata in coloro che frequentano abitualmente locali come caffè, bar, ristoranti, pub e discoteche ove tale divieto ha avuto gli effetti più marcati. Il provvedimento legislativo ha portato anche ad una riduzione dei fumatori, ma l'effetto se dovuto principalmente a questo non sarebbe stato evidente in tempi così brevi ed in modo così significativo, tanto che gli Autori hanno calcolato che dell'11% complessivo di riduzione di ricoveri per IMA registrato solo 0,7% poteva essere ricollegato ad un calo del fumo attivo e poco più del 10% alla riduzione dell'esposizione prolungata al fumo da parte di soggetti non fumatori. In conclusione a questa prova di evidenza favorevole di una lodevole iniziativa del potere legislativo del nostro paese (già ripresa da una parte ancora insufficiente delle nazioni europee, come Irlanda, Malta, Norvegia e Svezia, ma già in esame presso altri stati) gli Autori suggeriscono l'opportunità di valutare tali effetti di riduzione dell' incidenza di una patologia così diffusa nei paesi industrializzati anche nel medio e lungo termine ed inoltre nel numero delle altre patologie vascolari e respiratorie correlate al fumo e di tumori polmonari.

Un'analoga evidenza in America
Una conferma ed una parziale risposta sulla evidenza di riduzione di incidenza di IMA nel medio termine proviene da uno studio Americano dell'Università di Denver in Colorado. Uno studioso, il cui nome suggerisce un'origine italiana, Carl Bartecchi, riporta l'esperienza della città di Pueblo, zona considerata alquanto isolata da un punto di vista geografico, dove una risoluzione locale (Smoke-Free Air Act) ha sancito in tutto l'ambito cittadino il divieto di fumo nei locali pubblici e nei luoghi di lavoro sin dal luglio del 2003. Nei tre anni seguenti il divieto si è documentata una riduzione del numero di IMA del 27% rispetto agli anni precedenti, mentre nessuna riduzione significativa si registrava fuori dell'ambito cittadino nella contea di EL Paso. L'ipotesi che viene riportata nell'articolo è che negli Stati Uniti, che ancora non hanno adottato nessuna legge al riguardo, una simile proibizione del fumo potrebbe portare ad una riduzione di circa 610 morti per IMA e ictus, la maggior parte fra i non fumatori, solo nel primo anno dall'introduzione; questa è quindi un'innegabile prova di un evidente beneficio in termini di salute pubblica che potrebbe conseguire all'introduzione di una legge avanzata con importanti risvolti sanitari ed ecologici.

Bibliografia

Law MR, Morris JK, Wald NJ. (1997)
Environmental tobacco smoke exposure and ischaemic heart disease: an evaluation of the evidence.
BMJ 315:973-980
Francesco Barone-Adesi, Loredana Vizzini, Franco Merletti and Lorenzo Richiardi.
Short-term effects of Italian smoking regulation on rates of hospital admission for acute myocardial infarction
Eur Heart J 2006
Bartecchi C, Alsever RN, Nevin-Woods C, Thomas WM, Estacio RO, Bartelson BB, Krantz MJ.
Reduction in the incidence of acute myocardial infarction associated with a citywide smoking ordinance.
Circulation. 2006 3;114(14):1490-6.

(fonte:Univadis.it)

1 Response to “Fumo attivo e passivo come fattori di rischio cardiovascolare”


  1. 1 emiljan

    Non condivido molto ma va bene!!

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