Metodi di dissuasione
L'intervento nelle scuole
L'intervento medico
Norme contro il fumo
Metodi di dissuasione
In letteratura medica sono riportate numerose linee guida per aiutare le persone a smettere di fumare (Thorax 1998, 53, suppl. 5/1 e 5/2 ; JAMA 1998, 279: 604-608).
Le strategie per smettere di fumare si basano sulla modificazione del comportamento e sul trattamento farmacologico della dipendenza fisica da nicotina.
Il grado di dipendenza può essere valutato mediante il questionario di Fagerstrom (J Behav Med 1989, 151: 749-752).
Di solito perdere l'abitudine di fumare è più difficile che perdere la dipendenza dalla nicotina : dopo la completa cessazione del fumo i sintomi fisici da astinenza dalla nicotina sono più intensi entro le prime due settimane ma successivamente contribuiscono in misura minore al persistere del desiderio di fumare rispetto alle sollecitazioni psicologiche e ai fattori sociali e ambientali favorenti l'abitudine al fumo.
Il successo deriva direttamente dalla propria motivazione, dall'impegno e dalla costante determinazione a smettere di fumare (JAMA 1988, 259: 2883-9). Secondo l'epidemiologo Carlo La Vecchia dell'Istituto Mario Negri di Milano i fumatori che hanno smesso nella stragrande maggioranza lo hanno fatto da soli, pochissimi hanno usato farmaci o cercato un aiuto psicologico. Ma il rischio è che chi smette lo fa tardi solo perché si sente male e quindi ha già riconosciuto su se stesso le conseguenze dannose del fumo (Brit. J. Gen. Pract. 2002, 52: 132).
Negli USA sono stati attivati con successo anche dei servizi telefonici pubblici per aiutare chi vuole smettere di fumare (Quitline for smokers), come dimostra l'esperienza pubblicata della California (New Engl J Med 2002, 347: 1087).
L'intervento nelle scuole
Dato che quattro fumatori su cinque iniziano da minorenni, molti programmi di prevenzione si sono concentrati nelle scuole. L'università di New York a Buffalo ha testato un programma denominato Tar Wars che si esaurisce in un incontro di 45 minuti e focalizza l'attenzione sugli effetti del fumo più facili da rilevare a quell'età: tosse, odore sui vestiti, denti gialli, elenco di oggetti graditi che si potrebbero comprare con i soldi sperperati nell'acquisto di sigarette, effetti e conseguenze della pubblicità occulta al fumo, delle pressioni sociali e dei falsi miti che riguardano la sigaretta (BCM Fam. Pract. 2002, 3: 3).
Questo programma, la cui efficacia è già stata testata, è disponibile gratuitamente per insegnanti ed educatori al sito internet: http://www.tarwars.org .
Per ulteriori informazioni sul programma: martin.mahoney@roswellpark.org .
La collaborazione tra insegnanti e medici di famiglia può dare un valido contributo all'educazione sanitaria nelle scuole e andrebbe promossa nelle singole comunità per prevenire le dipendenze e le devianze e favorire gli stili di vita salutari.
L'intervento medico
Un'indagine su come i fumatori percepiscono e reagiscono all'invito del medico a non fumare ha permesso di identificare tre gruppi di fumatori (Brit. Med. J. 1998, 316: 1878-81):
chi continuava a fumare, ma riteneva ragionevole l'intervento del medico;
che sviluppava sensi di colpa (motivazione utile a smettere) e riteneva un dovere del medico l'intervento contro il fumo;
chi era contrariato e riteneva che non fosse possibile smettere
L'indagine ha concluso che i medici dovrebbero considerare i pazienti singolarmente e personalizzare gli interventi per smettere di fumare, altrimenti la maggior parte dei pazienti percepisce come ininfluente o irritante il semplice impersonale ammonimento dei medici o delle strutture sanitarie a non fumare.
Va rilevato che il 70% dei fumatori dichiara di voler smettere di fumare e di aver fatto almeno un tentativo di smettere durante l'ultimo anno (JAMA 1996, 257/16:1270-80).
I medici dunque devono essere consapevoli dell'importante e documentato ruolo che possono svolgere nel persuadere i pazienti a smettere di fumare attraverso brevi interventi (Family Practice 1989, 6: 203-209; JAMA 1988, 259: 2883-2889; BMJ 1987, 295: 1240-1244).
Norme contro il fumo
E' dimostrato che i divieti a fumare riducono il numero dei fumatori e tra questi anche il numero giornaliero di sigarette fumate (Brit. Med. J. 2002, 325: 188), oltre a proteggere i non fumatori dal fumo passivo.
In Italia la nuova legge contro il fumo obbliga i gestori di locali pubblici a dotarsi di idonei impianti di ventilazione. Questa legge prevede il divieto di fumare in tutti i locali chiusi, eccetto quelli privati non aperti al pubblico e quelli pubblici espressamente riservati ai fumatori.
Per i fumatori che trasgrediscono il divieto le multe saranno di 25-250 euro, mentre per i gestori dei locali pubblici da 200 a 2000 euro.
Già la legge n. 584/1975 vietava di fumare nei mezzi pubblici, nelle aule scolastiche, nelle corsie degli ospedali e nelle relative sale d'attesa, nei cinema e teatri chiusi, nei musei, nelle biblioteche, pinacoteche e gallerie d'arte aperte al pubblico, nelle sale da ballo e nelle sale corse, nei locali adibiti a riunioni pubbliche come, ad esempio, i congressi.
Il DPR n. 753/1980 ha ribadito il divieto di fumare nelle carrozze ferroviarie per non fumatori e nelle carrozze-letti.
L'Ente Ferrovie ha esteso il divieto in tutte le carrozze dei treni locali e l'Alitalia ha vietato il fumo sulle linee aeree corte.
Secondo la sentenza n. 399 del 20.12.1996 della Corte Costituzionale il datore di lavoro ai sensi della legge n. 626/94 deve usare tutti gli strumenti possibili per tutelare la salute dei dipendenti: la tutela preventiva dei non fumatori dai rischi derivanti dal fumo passivo può ritenersi soddisfatta quando le misure adottate riducono il rischio ad una soglia talmente bassa da far escludere ragionevolmente che sia nocivo per la loro salute. [fonte: Univadis.it]

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