Come ogni anno, nella prima metà di dicembre a San Antonio in Texas, si danno appuntamento da tutto il mondo gli specialisti del tumore al seno. Un simposio monotematico, che dura quasi una settimana, perché sul carcinoma mammario, per fortuna, ci sono sempre più informazioni da trasmettere e applicare.
Nella maggioranza dei casi la crescita del tumore è estrogeno-dipendente e le pazienti sono in post-menopausa (fisiologica o chirurgica), motivo per cui interrompere la stimolazione estrogenica è sicuramente uno degli approcci più efficaci.
Agire subito
La rivoluzione partì con il tamoxifene, antagonista parziale dei recettori per gli estrogeni, che per primo, e per diversi anni, ha guidato la svolta nel trattamento di questi tumori. A seguire gli inibitori non steroidei dell'aromatasi che, non agendo direttamente sui recettori, risultano un po' meglio tollerati. Anastrozolo, uno degli esponenti più giovani di questa famiglia si è rapidamente conquistato una promozione: da seconda scelta nei carcinomi in fase avanzata, ad adiuvante nelle fasi precoci dei tumori invasivi. Ultimo riconoscimento: anche le donne in terapia da 2-3 anni con tamoxifene, possono ottenere benefici aggiuntivi, in termini di sopravvivenza passando al trattamento con anastrozolo. Merito della superiore efficacia di quest'ultimo e anche dei rispettivi meccanismi d'azione dei due farmaci che, essendo diversi, non causano resistenze crociate.
Non arrendersi
Dopo gli interventi di prima linea, il tumore può progredire o recidivare. In questi casi per avere maggiori probabilità di successo occorre cambiare l'approccio farmacologico.
Uno dei migliori candidati è fulvestrant, antagonista competitivo dei recettori per gli estrogeni, dotato di buona affinità e privo di azione agonista, anche parziale. È già commercializzato con indicazione al trattamento del carcinoma della mammella localmente avanzato o metastatico, ma tuttora oggetto di studi. In particolare, a San Antonio, sono stati presentati i risultati preliminari di EFECT (Evaluation of Faslodex vs Exemestane Clinical Trial), studio randomizzato in doppio cieco, condotto su donne in postmenopausa con tumore della mammella in fase avanzata o metastatica. Exemestane è un inibitore steroideo irreversibile dell`aromatasi, formulato in compresse da assumere ogni giorno; fulvestrant invece si somministra per iniezione intramuscolare una volta al mese. Il 60% delle donne (693) incluse nel trial aveva già ricevuto 2 o più terapie endocrine e presentava metastasi viscerali. Entrambi i farmaci sono ben tollerati, tuttavia la singola somministrazione mensile migliora la qualità di vita e la compliance delle pazienti. L'efficacia in termini di tempo libero da progressione è risultata sovrapponibile nei due gruppi, ma la malattia è progredita nell'87,4% delle donne del gruppo exemestane e nell'82,1% del gruppo fulvestrant. L'antagonista recettoriale ha indotto risposte più durature (13,5 mesi vs 9,8) e un tasso di beneficio clinico del 32,2% (l'insieme delle pazienti con remissione parziale o completa della malattia e di quelle con malattia stabile per almeno sei mesi durante il trattamento).
(Gradishar W, Chia S, Piccart M, on behalf of the EFECT writing committee. Fulvestrant versus exemestane following prior non-steroidal aromatase inhibitor therapy: first results from EFECT, a randomized, phase III trial in postmenopausal women with advanced breast cancer. Abs [12]
29th Annual San Antonio Breast Cancer Symposium – December 15, 2006
Jonat W et al. Effectiveness of switching from adjuvant tamoxifen to anastrozole in postmenopausal women with hormone-sensitive early-stage breast cancer: a meta-analysis. Lancet Oncology 2006; 7:991-996)(fonte: e-info Medikey)

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